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FumettidItalia - numero 03
Titolo FumettidItalia - numero 03
Descrizione Il numero pasquale della rubrica "FumettidItalia".
Speciale a cura di Giorgio Messina

C’è chi lo chiama graphic novel, c’è chi lo chiama arte sequenziale, c’è chi lo chiama letteratura disegnata, noi continuiamo a chiamarlo Fumetto.

fumétto [fu'metto]
s.m.
[specialmente al plurale] racconto formato da una serie di disegni o fotogrammi consecutivi con brevi dialoghi che escono dalla bocca dei personaggi in forma di nuvolette di fumo

FumettidItalia non vuole essere una rubrica di Critica fumettistica, ma si accontenta di essere, a 360°, una critica chiacchierata sui fumetti, tra amici, e magari ci scappa pure qualche lettura consigliata.

Aggiornamento pasquale con ben 2 sorprese nell’uovo di Pasqua offerto da FumettidItalia ai navigatori caduti nella tela di questo nuovo e strano attrattore.


Prima sorpresa
La critica fumettistica in realtà non esiste. Non esiste nel presente. Men che meno nell’attuale. Così come non esiste Babbo Natale o la Befana o qualunque tra i nostri eroi di carta preferiti. In caso questa critica fumettistica fosse mai esistita nella precedente età dell’oro del fumetto, il web 2.0, come il Grande Fratello di Orwelliana memoria, l’ha cancellata. L’avvento dei graphic novel, infine, ha cantato definitivamente il requiem a questa critica, sacrificata sull’altare della vanità di quella parte del mondo del fumetto in crisi di identità che si pone domande amletiche. La critica è diventata così una creatura chimerica, un’ ombra proiettata sul muro come accade nel mito della caverna di Platone. Parliamo dunque al passato remoto della nostra amata Santa Critica. Ella fu.

Ma non disperate, nulla si crea, nulla si perde, come diceva Lavoisier. Gli atomi che prima formavano la critica sono stati smembrati e riassemblati, le sue sequenze di DNA riscritte, ricreate ad immagine e somiglianza dell’ormai indispensabile web 2.0, inseguendo la vertiginosa velocità del trasferimento dei dati che caratterizza il presente e che forse Marinetti inconsapevolmente preannunciava già eoni fa, se paragoniamo l’unità di misura del tempo passato alla percezione che abbiamo dell’attuale scorrere degli eventi rintoccati dalle informazioni veicolate vorticosamente all’interno dello specchio della vita, in diretta live costantemente sui nostri browser. La critica è morta e come un araba fenice dalle sue ceneri è risorta e adesso possiamo ribattezzarla. Non è più l’ammaliante amante del lettore, dotata di desinenza femminile, è adesso un arco di volta con doti di magnetismo. È l’Opinion Leader. Che il dio protettore del Brico lo abbia in gloria. Amen.

Circondatevi di bits e bytes di facile reperimento con Santo Google da Internet. Seguite le sue sottili trame, cliccate e ricliccate e scoprirete che si annidano on line decine e decine di migliaia di pagine in cui si odono gli echi dell’Opinion Leader di turno. Sono i blog. Postmoderne catene di Sant’ Antonio che parlano di titoli a fumetti e creano epigoni dell’Opinion Leader con semplici processi di emanazione. Questa sensazione di clonazione si avverte soprattutto quando a essere protagonista è soprattutto il volume del momento del piccolo editore. Non è difficile così assistere ad uno schieramento di blog che parlano in termini entusiastici del volume in questione e dell’autore di turno. Osservare queste dinamiche getta nuova luce su quale sia l’effettivo potere dei Borg di StarTrek Next Generation che probabilmente nel futuro anteriore inventeranno il “copia e incolla” per poi importarlo nel passato prossimo e creare così il paradosso temporale di cui tutti in realtà siamo vittime su queste righe. La controindicazione è solo una falsata percezione della realtà. Infatti non è difficile scoprire in alcuni casi che nessuno dei bloggers, presi a campione, ha realmente letto o leggerà mai il volume di cui parla benissimo. Forse nemmeno l’Opinion Leader lo ha mai letto, ma non è questo l’importante. Un post di 1000 caratteri non si nega a nessuno tra quelli che ci stanno simpatici, amici, colleghi o compagni editoriali. Se il volume “recensito” rimane difficile da reperire al grande pubblico, come tutti i volumi dei piccoli editori del resto che soffrono di un cronico e diffuso (o quasi) mal di distribuzione, è solo un dettaglio irrilevante. Una cordata di post identici sono sinonimo di successo e vulgata già consolidata.

Qualcuno a questo punto obietterà che il funerale della critica e il battesimo dell’Opinion Leader non era possibile celebrarli perché esistono le prove materiche e materiali che la critica esiste ancora anche se è un po’ carbonara e nella maggioranza dei casi quella ufficialmente riconosciuta è relegata alle riviste specializzate da edicola come Scuola di Fumetto o Fumo di China. Ma quella non è la critica. Quella è la resistenza. Quella è l’eccezione che conferma la regola. La Patafisica, contrariamente alle altre scienze, non si occupa delle regole, ma piuttosto delle eccezioni. Io non sono un critico, tanto meno un Opinion Leader. Io sono un Patafisico, la critica è morta ma i critici sono vivi e combattono a fianco a noi e questa era tutta una provocazione, un divertissement.



Seconda sorpresa
Ospite d’onore di questa puntata pasquale è il mio caro amico Baldo Di Stefano. Figura storica del fumetto indipendente italiano nell’ultimo decennio e più. Il suo nome è legato alla mitologica fanzine a fumetti Fatece Largo che tra poco raggiungerà il prestigioso traguarda dei 50 numeri (!) e all’altrettanto mitico PT7. Nell’augurarvi Buona Pasqua, vi lascio alla lettura consigliata da Baldo.


C’era una volta il West… serio!
di Baldo Di Stefano (www.perfect-trip.com)

Elena Mirulla l'ho vista davvero crescere.
Come fumettista intendo.

Ha iniziato a muovere i suoi primi - acerbi, è vero, ma già da allora molto promettenti - passi come disegnatrice, pubblicando su svariate fanzine e riviste amatoriali cartacee o on line, per poi trasformarsi a poco a poco in una vera e propria autrice completa, approdando così alla corte di Salvatore Taormina, uno che di talenti sembra realmente intendersene, almeno a giudicare dagli ottimi albi che edita.

Ma per la Mirulla la "qualifica" di autrice completa (o unica... per dirla alla Michele Ginevra che, si sa, su questi termini accademici è sempre pronto a montarci su una filippica che non finisce mai ;-D) va pure stretta visto che lei, nei suoi fumetti, si occupa di disegni, testi, colorazione - perlopiù a mano, che in questi tempi di "abusi" computeristici è già una gran nota di merito a parere di chi scrive!!! - e perfino lettering, anche se ultimamente, almeno il lettering, è stata costretta a cederlo ad un suo collaboratore, Maurizio Clausi, dimostrando alfine di essere sì bravissima in TUTTO (è pure bella, tanto per la cronaca... e non di Topolinia), ma pur sempre... UMANA!!!

Come ripeto spesso nei miei scritti, diffido molto di quelli che sanno fare un sacco di cose contemporaneamente, specie in ambito fumettistico, in quanto è opinione diffusa, anche tra gli stessi addetti ai lavori purtroppo, che chi disegna bene automaticamente sappia scrivere (o colorare) altrettanto bene, affermazione questa quasi mai vera, come dimostrano i pessimi risultati ottenuti da tanti capaci disegnatori quando decidono di mettersi anche a sceneggiare.

Elena Mirulla, invece, non solo sa fare un sacco di cose, ma le sa fare tutte in modo decisamente egregio, ottimizzando al massimo le sue varie abilità per ottenere alla fine un prodotto davvero valido sotto ogni punto di vista.
A dir la verità, la sua prima prova professionale, “I piccoli Eroi di Ho-Lan”, versione deformed de "La Saga di Ho-Lan" su testi di Azzurra Tacente, mi aveva lasciato un po' perplesso: disegni molto lineari, semplici, quasi scarni, con inquadrature poco ricercate che mi davano l'impressione o di un lavoro fatto di fretta o comunque... non molto sentito.
Già dal secondo numero, però, la Mirulla che ricordavo, e che mi aveva colpito fin dai suoi primi lavori con il suo gradevole tratto, faceva di nuovo capolino, forse anche grazie al fatto che di quel numero ne curava pure i testi, in seguito all'abbandono da parte della sceneggiatrice.

Impressioni positive confermate poi sia sul terzo numero della serie suddetta, che sul suo più recente lavoro, ovverosia "Crazy Tribe", spin off umoristico del western Than Dai, dove questa - è bene sempre sottolinearlo - GIOVANISSIMA autrice dà sicuramente il meglio di sé.

La storia, in breve, è incentrata sul triangolo amoroso fra Than Dai, un giovane bianco allevato dagli indiani, e due ragazze, Belle, una bianca ribelle tutta pepe, e Lin Sei, sexy indianina dolcissima, su cui si innesta una svariata serie di vicende divertenti, arricchite dalla presenza di una moltitudine di buffi personaggi, a cominciare da Mao, un puma che funge da narratore.

Diviso com'è tra atteggiamenti ironicamente "virili" alla Fonzie e pasticciacci a ripetizione alla Banjo di Daitarn III - pure lui sempre alle prese con due belle ragazze, Beauty e Reika, che se lo contendevano a colpi di gelosia - Than Dai strappa sorrisi a non finire, tra gag, battute e sequenze irresistibili, mettendo un po' alla berlina tutti gli stilemi classici delle saghe western.

Una sorta di Magico Vento... de' noartri, insomma!!!

Se a tutto ciò aggiungete un ritmo narrativo vivace e brioso - e mai sterile o superficiale nei contenuti, anzi, soprattutto credibile pur nella sua incredibile moltiplicazione di situazioni assurde - unito poi a dei disegni frizzanti ed effervescenti, con in più una colorazione attenta e ben calibrata fin nei minimi dettagli, vi accorgerete di avere tra le mani davvero un ottimo fumetto.

L'unica nota stonata sta purtroppo nel costo: 12 euro (il n. 1 costava 9,90) è un prezzo un po' troppo alto, per non dire proibitivo, soprattutto rapportato al fatto che questo genere di prodotti "deformed" si rivolge ad un pubblico decisamente giovanile (non solo a quello, certo, ma comunque quello è il target principale verso cui è indirizzato) che dalla paghetta dei genitori debbono farci uscire di tutto, tipo... pizza con gli amici, benza per il motorino, ricariche telefoniche, discoteche... canne! ;-D

E' anche vero che metà del prezzo di copertina se lo becca senza colpo ferire il distributore, ma è altrettanto vero che, specie in presenza di prodotti "giovanili" VALIDI come Crazy Tribe, un minimo di sforzo in più da parte dell'editore per contenere il prezzo finale andrebbe fatto, proprio per rendere questo fumetto più alla portata (economica) di tutti.

Fermo restando che, senza l'ottimo lavoro "dietro le quinte" di Salvatore Taormina, forse non staremmo qui a parlare di una brava artista come Elena Mirulla.

Di cui, poi, va detto che lo stesso Taormina ne è segretamente innamorato - dal punto di vista professionale, ovvio!!! - visto che non fa che parlare di lei, rimarcando continuamente la sua bravura, in ogni dove.

Cosa che però, lo confesso, sto facendo anche io da un po' di tempo, soprattutto quando mi vado ad impelagare in discussioni in cui mi trascina sovente qualche "operatore del settore", attaccandomi il solito pistolotto sul fatto che il fumetto è in crisi perchè mancano i grandi autori (completi o unici che dir si voglia) di una volta e a cui io sempre più spesso rispondo: "Dici questo perchè non hai mai letto un albo di Elena Mirulla. Leggilo e poi mi saprai ridire".

E voi... che state aspettando a leggerlo?

Titolo: CRAZY TRIBE n. 1 e 2
di Elena Mirulla (disegni, chine, colori),
Editore: Cronaca di Topolinia
euro 9,90 n. 1 - euro 12 n. 2

Info: http://www.cronacatopolinia.altervista.org/

L'autrice la trovate invece su... http://www.elenamirulla.altervista.org/

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