Inviato 08 giugno 2009 - 16:55
Ah, che gran problema trovarsi in Fumetteria ed accorgersi che non ti è arrivato quasi nulla di quello che tutte le checklist dichiarano già disponibile, allora ti guardi intorno e vedi questo bel volume (l'edizione, of course), leggi fantascienza da qualche parte della copertina (e qui già sai che hai ceduto), leggiucchi la presentazione, sfogli poco poco, e vabbé si prova...
Qualche ora dopo, chiudi il volume e giungi alla conclusione che sono soldi buttati nel cesso.
Per fare storie simili bisogna essere sostenuti da un bel background ambientale e da bei dialoghi, eh sì, siamo nel filone cyberpunk-Ridley Scott-Mamoru Oshii. Già il primo manca, i fondali, le ambientazioni sono assenti, un po' di pioggia, qualche macchina volante (una), una freeway dove si intravedono autovetture anni cinquanta, ok, forse il fumetto è claustrofobico ? Cioè ambientato in interni bui, per fare emergere dicotomici aspetti intimisti? anche qui l'asettico e l'essenziale trionfa nel più totale ed esagerato uso di neri.
Ed il secondo aspetto ? a volte i dialoghi ricordano gli atteggiamenti cool del cattivo Ben Stiller in Dodgeball, ecco, ma questo è un fumetto serio (serioso), il che la dice lunga.
La strutturazione della trama è tipica della fantascienza anni 80/90, quindi viene costruita intorno a personaggi ed azioni distanti ed apparentemente incoerenti che tendono a convergere tutti in un solo punto. Il problema è che la pochezza estetica ed i dialoghi non riescono né a creare pathos intorno al personaggio principale (il solito poliziotto triste e pentito), né nei personaggi secondari (l'hacker caratterizzato come uno stampino, o il bibliotecario albino), né tantomeno a rendere affascinanti le giuste derive fantascientifiche (virus e tecnologia da trapianto) o fantapolitiche (il potere dell'oro nero, organizzazioni segrete, missioni, ecc..), e non basta, per rendere il tutto più autoriale, inserire qualche spruzzata di Hemingway con intere frasi prese da un paio di suoi libri nel disperato tentativo di produrre un parallelismo con quello che viene raccontato.
Anche perché quello che viene raccontato è poca cosa, che non si discosta molto da quello che si intravede già nelle prime pagine...