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E tu dai per scontato che la sola presenza dello sport sia la caratteristica più importante di un manga sportivo...ma non è così come non lo sono le mazzate per gli shonen...siamo d'accordo....
Forse mi sono espresso male prima allora. Non intendevo che bastasse lo sport, ma che serva lo sport al centro dell'attenzione per fare un manga sportivo, e che questo debba essere narrato nel modo più realistico e pregnante possibile per fare un grande manga sportivo. Per questo fatico a mettere Adachi tra gli autori sportivi, anche se lo sport c'è praticamente sempre. Ma non è appunto al centro della tenzone.
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Pensavo che lo shonen fosse un genere narrativo riferito ai manga.....mi scuso....

Figurati, nn c'è bisogno di scusarsi per robe del genere.
Comunque di solito da noi si tende ad intendere shone come i manga tipo Naruto Bleach e Dragonball.
In realtà shonen è la denominazione che prendono le riviste, solitamente rivolte ai ragazzi di età compresa tra 8 e 18 anni (da cui le caratteristiche predominanti delle storie), su cui le serie vengono pubblicate. E' un discorso complesso, ma l'importante è intendersi perchè l'idea è un pò di difficile traduzione da noi.
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non vedo perche' dispiacerti per chi non ha "mai davvero vissuto lo sport in tutto sè stesso". Ti garantisco che si vive benissimo anche senza. Allora io potrei dispiacermi per chi non ha vissuto la pittura con tutto se stesso, la musica, o la danza o che so io lo studio dell'archeologia o della fisica. Tutti coloro che non sono Sinceramente una vita senza passioni non la auguro a nessuno, una vita senza passione sportiva va benissimo.
Guarda mi tocca smentirti per la mia esperienza personale. Io ho un serio problema con la musica: mi riesce difficoltoso comprenderla appieno e quindi apprezzarla appieno, probabilmente per una mancanza di propensione verso questa forma d'arte. E di questo, pur continuando a respirare benissimo, continuo a dispiacermi.
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Curiosamente anche se sto per contraddirti devo darti ragione su un punto, nei fumetti fa moltissimo il punto di vista.
Real ha dei momenti assolutamente 'strappalacrime' anche con un po' di (tanto) mestiere, non cerco neppure di negarlo. D'altra parte trovo che siano veniali in un fumetto che ha saputo dire certe cose tutto sommato con delicatezza. E ha saputo spiattellare verita' un po' scomode anche se ci ha messo un po' di lacrimucce 'ad arte'. Oso dire comunque che Real ha a che fare con i manga sportivi (secondo la definizione di serpico ) come un carciofo con una sequoia. Ci sono momenti in cui si odia la felicita' altrui e lo dico da persona che non ha mai avuto un carattere invidioso. Quando ti capitano certe disgrazie hai una fase in cui non puoi fare a meno di pensare "perche' a me?" e di crogiolarti nel dolore. (non so nulla di psicologia, eh, descrivo solo cio' che ho provato io). Di Real mi ha colpito il fatto che ha reso questi momenti, il momento in cui affondi prima di cominciare a nuotare (o di affogare). Lo sport in questo caso mi sembra da una parte il mezzo per cominciare a nuotare, dall'altra per alcuni dei personaggi rappresenta una effettiva passione. Io trovo che lo sport in questo caso sia il centro della narrazione, e' il centro intorno a cui si sviluppano le vicende dei personaggi, immagino (non e' ancora successo) che sara' cio' che unira' le vite di queste persone. Lo sport e' una parte della vita della gente, non e' LA vita della gente. In questo caso lo sport e' cio' che li aiuta a ripredere possesso della loro vita, a darsi una direzione, a ripartire non uno svago nel raccontare le loro vicende. Il jogging che si fa la domenica mattina e' uno svago nella vita di uno, quello che ti permette di ricominciare a fare progetti per il futuro non e' un intermezzo, e' il fulcro della storia.
kitty con tutta sincerità nn ho capito dove mi hai contraddetto. Non avrei saputo fare una disamina migliore di Real sinceramente.

Rileggiti ciò che hai scritto perchè magari qualcosa la volevi metter giù diversa e a volte un "non" cambia tutto.
Con questo discorso io sono molto d'accordo.
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Quototi
A me real piace molto ma anche in questo manga, come in tutti gli altri di Inoue, si denota il grosso difetto di Inoue come narratore cioè la gestione dei tempi, del ritmo della storia!
Non riesce a capire quando è il momento di accelerare o di rallentare la narrazione.
In alcuni mometi usa la lentezza narrativa per dare un maggiore peso all'evento raccontato ma il peso diventa "pesante" e assolutamente non scorrevole.
In Real la situazione diventa + evidente visti i temi non facili che tratta.
Tora allora è proprio una questione molto soggettiva. Pensa che il ritmo della narrazione così placido io l'ho trovato terrificantemente adatto a digerire e affrontare meglio le situazioni proposte dal manga, parecchio realistiche e pesanti.
Nonostante quello che tu indichi come un peso io mi sto rendendo conto (lo sto rileggendo in questi giorni) che mi è difficle davvero staccarmi dal manga e tendo paurosamente a finire il tankobon nella stessa sera in cui lo inizio, cosa per me assai insolita nel caso di una rilettura.
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Si Kitty però permettimi di dirti che Real è un caso particolare, ovvero vengono affrontate sia per tematiche che per situazioni, argomenti di una certa portata. Mi pare ovvio che lo sport sia un mezzo e non il fulcro del racconto, visto che al centro della storia c'è la disabilità come elemento portante.
In SD invece l'intento dell'autore è quello di mettere al centro di tutto lo sport. Non a caso alcuni fatti personali, vedi la morte del padre di Hanamichi o lo sbando in cui cade Mitsui ed altro, vengono dati al lettore come pillole esplicative di alcuni avvenimenti presenti nel manga.
Tutto il resto, tutta la parte introspettiva legata ai personaggi la si può evincere solo durante le partite di basket, ovvero solo sul campo, comprendiamo lo spirito di Hanamichi, il carattere chiuso di Rukawa, la frustrazione di Uozumi, la determinazione di Akagi ecc.
In quest'operazione sta la bellezza di SD. Inoue non si è limitato a puntare il riflettore sullo sport dimenticando la storia, ma lo ha usato anche per raccontarci dei personaggi, che nella loro semplicità di adolescenti che si approcciano al basket per diverse ragioni, ne fanno poi una vera passione, oserei dire una ragione di vita, in questo racconto c'è tutta la forza narrativa del manga. E' questa la storia, che secondo alcuni invece manca, di Slam Dunk.
Poi volevo anche far notare che la lacrimuccia di Real, se c'è non è che sia messa lì ad arte, cosa che invece in molti manga sportivi accade, primo tra tutti I'LL già citato, se arriva è perchè sono le tematiche di per se a scatenare l'emotività del lettore. Inoue non forza mai la mano su questi argomenti, semplicemente li racconta, li espone con estrema crudezza. Almeno questo è il mio punto di vista. Credo anche che il paragone di serpico con Generation Basket, si basasse proprio su questa osservazione.
Ci hai preso in pieno Yukari. Quindi ti quoto e basta.