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lunedì, 11 marzo 2013 - 13:00

Controcorrente n°32 – Ancora di politica e fumetto. Il caso Capitan Padania

Di brutti incidenti che accadono quando la politica incrocia la strada dei comics ne abbiamo già parlato ma ritengo doveroso dedicare un articolo intero ad un personaggio davvero particolare. Avete presente Capitan Padania? No? Beati voi.

Controcorrente

Non penso di essere nato ieri.

Non voglio apparire in nessun modo saccente con la frase che ho appena scritto, ma penso onestamente di averne viste e lette tante nella mia carriera di assiduo lettore di comics.
Eppure, nonostante questo, trovo ancora qualcosa da farmi saltare dalla sedia.

Di brutti incidenti che accadono quando la politica incrocia la strada dei comics ne abbiamo già parlato diffusamente nel numero scorso, ma ritengo doveroso dedicare un articolo intero ad un personaggio davvero particolare.
Avete presente la Padania? Bene. E la Lega Nord? Bene. Aggiungeteci un pizzico di propaganda politica, delle tavole disegnate e il gioco è fatto. Ecco a voi un brutto incidente che si fa chiamare Capitan Padania.

Cover Credete che sia uno scherzo? Purtroppo no, è tutto vero e documentato.

L’interessate blog Nuvole anomale un bel giorno ti esce con questo post.
Dato che, quando parliamo di internet, la curiosità è di facile soddisfazione, decidi di saperne di più su questo personaggio e ti fai un bel giro su vari siti che trattano l’argomento.

Correva l’anno 2006 quando tra le mani dei più fortunati spunta Capitan Padania, un fumetto di 23 pagine dal titolo “Padania libera!” che racconta le gesta del primo supereroe padano vestito con una corazza e un casco verde, una bella spada laser e (come poteva mancare) uno scudo anch’esso verde con stampato una Stella delle Alpi.

Con queste premesse è di facile intuizione il tono e la profondità dei testi che troveremo in questa particolare proposta targata Lega Nord.
Come se non bastasse troviamo anche l’apposito “Angolo di Capitan Padania” dove si mette decisamente nero su bianco di quale dotta letteratura profonda stiamo parlando.

La trama (?) è ambientata come detto nel 2006, dove si dibatteva del possibile ingresso delle Turchia nella Comunità Europea.

Leggiamo che tanti orgogliosi padani scendono in piazza a protestare contro la Turchia e Roma ladrona.
Con una moltitudine di persone e proprio in mezzo alla piazza dove si svolge il comizio di Umberto Bossi, si materializza magicamente un commando kamikaze di feroci turchi armati fino ai denti (ma come poi abbiano fatto ad arrivare fin li, vestiti in quella maniera, senza che nessuno li vedesse proprio non si è capito. N.d.r.) e, invece di farsi saltare in aria come un commando kamikaze che si rispetti, decidono di sparare un razzo verso il povero Senatur e il fido Calderoli.

Con dei dialoghi agghiaccianti e un tratto di disegno simile ai fumetti erotici degli anni ottanta, e quando tutto sembra ormai perduto, ecco che arriva lui, “il nostro eroe”, Capitan Padania.

Con il suo scudo intercetta il razzo, si presenta ai due politici, gli stringe la mano, ci prende un caffè, ci legge il giornale e, incitato da quel fine stratega di Calderoli, si lancia a capofitto verso il terribile commando kamikaze che nel frattempo tenta disperatamente di farsi saltare in aria.

Rimbambul Grazie ai potenti mezzi dell’eroe padano il detonatore non funziona e il nostro eroe pronunciando il suo grido di battaglia (testuale, “va de via i ciap!”) sgomina i terribili malfattori confondendoli con “un bel gancio sinistro piantato nel muso” anche se il colpo è stato sferrato con il pugno destro.
Ai poveri turchi non resta che soccombere letteralmente disorientati dai colpi di Capitan Padania ma, quando tutto sembra risolversi al meglio arriva l’imprevisto, la variante impazzita che ti manda la cassòla di traverso.

I turchi hanno un arma segreta, RIMBAMBUL, Il Super Turco!
Ebbene si, Rimbambul, una minaccia islamica che porta anche nel nome la sua terribile situazione di vita quanto meno disagiata.

Dopo una cruenta battaglia a colpi di sonore mazzate e altri dialoghi agghiaccianti che superano la decenza (“questa bestia grama voleva farmi a polpette. Ma io preferisco la cassòla!”), Capitan Padania ha la meglio sul super turco che finisce in una turca (???!!? Testuale, lo giuro! N.d.r.).
Gioia e tripudio per nostro prode capitano che fa esultare il Senatur e il saggio Calderoli che in segno di vittoria sventola la sua cravatta (qualcuno è a conoscenza se questo fine gesto del saggio Calderoli nasconde un particolare simbolismo che mi sfugge? N.d.r.).

calderoli Ma in mezzo a tutto questo tripudio c’è una vignetta che personalmente ho trovato più agghiacciante dei dialoghi di tutto il fumetto:

Saluto romano

Una vignetta che parla da sola.
Si legge che “Un supereroe in grado di difendere il suo popolo dalle insidie dei malvagi. Un uomo forte e generoso. Un vero condottiero come lo è stato Alberto da Giussano che portò i padani ad essere padroni legittimi delle proprie terre e di sé stessi”. Nella stessa vignetta troviamo tre bambini dall’espressione glaciale che ammirano il nostro eroe.
Uno di questi viene ritratto mentre sta facendo il saluto romano.

Come detto, agghiacciante.

Si potrebbero scrivere molte cose su questo albo a fumetti. Ma, come spesso ho fatto in passato in questa rubrica, vi lascio alle vostre personali conclusioni.

Dal canto mio, spero di leggere in futuro meno incidenti di percorso che coinvolgono la politica e il mio amato fumetto.
Chissà, magari qualcuno prima o poi si deciderà a dare la precedenza.

il turco nella turca

Un brindisi agli amici assenti.



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