G.I. Combat n. 1 – Recensione

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Tra le sei testate delle Nuove 52 cancellate anzitempo figurano ben due titoli “bellici”, l’antologico Men of War e Blackhawks. Tuttavia la DC non sembra demordere e rilancia con una serie dello stesso stampo. Riapre così i battenti G.I. Combat, nata nel 1952 come antologia per la Quality Comics, passata poi alla DC e durata ben 288 numeri.

G.I. Combat n. 1

Autori: J.T. Krul, Justin Gray & Jimmy Palmiotti (Testi), Ariel Olivetti (Disegni e cover alternativa), Dan Panosian (Disegni), Brett Booth (copertina), Rob Schwager (colori), Andrew Dalhouse (colori copertina).

Casa editrice: DC Comics

Genere: Supereroi

Paese: USA

Prezzo: 2,99 $

Data di pubblicazione USA: 2 maggio 2012


Esattamente come per Men of War, l’albo è diviso in due storie che proseguiranno nei prossimi numeri. Si comincia con The War that Time Forgot, La Guerra dimenticata dal tempo, serie creata nel 1960 da Robert Kanigher e Ross Andru su Star Spangled War Stories, altra antologia bellica della DC, ispirandosi al romanzo La terra dimenticata dal tempo di Edgar Rice Burroughs.

Il testimone passa ora a J.T. Krul, che ha recentemente avuto il compito di ristrutturare per ben due volte Green Arrow, prima e dopo il reboot con esiti alterni, e si sta occupando della serie regolare di Captain Atom. In The War that Time Forgot, lo sceneggiatore ripropone in chiave più moderna lo stesso concept dell’opera originale che vedeva un gruppo di soldati intrappolati su un’isola del Pacifico popolata da dinosauri. In questa rilettura, la storia è invece ambientata nella penisola nord-coreana, unico spunto interessante in un soggetto che poteva essere originale nel ’60 ma che, dopo gli exploits di Jurassic Park e la recente serie tv Terra Nova, peraltro di scarso successo, non denota alcunché di nuovo.

I disegni in stile pittorico dell’argentino Ariel Olivetti conferiscono grande realismo all’aspetto grafico con suggestivi giochi di luce durante lo scontro tra soldati e pterodattili sotto il temporale. Peccato per gli elementi in computer grafica che stonano un po’ con il contesto. Tuttavia, l’effetto d’insieme è gradevole.

La seconda storia vede il ritorno dell’Unknown Soldier, creato nel 1966 ancora da Robert Kanigher, assistito stavolta da Joe Kubert, su Our Army at War. Si trattava originariamente di una spia statunitense, col volto bendato a causa di alcune gravi ferite, che agiva durante la Seconda Guerra Mondiale. Il personaggio passò poi su Star Spangled War Stories che cambiò titolo assumendo quello del personaggio. Negli anni 2000, Unknown Soldier è stato protagonista prima di una miniserie scritta da Garth Ennis e poi di una serie regolare, entrambe sotto l’etichetta Vertigo.

Adesso il personaggio viene affidato alle cure della coppia Justin Gray-Jimmy Palmiotti, già sceneggiatori della recente, sciagurata miniserie sul nuovo The Ray per le Nuove 52 (di cui parleremo prestissimo) ma anche dell’ottima All Star Western. Il nuovo Unknown Soldier è uno spietato e sanguinario cacciatore di Talebani intenzionato a vendicare la sua famiglia rimasta uccisa in un attentato a Londra.

Nella prima parte della storia, le gesta del protagonista sono raccontate attraverso le missive di un soldato alla propria moglie riportate nelle didascalie. La cosa più interessante qui sono i disegni di Dan Panosian, spigolosi e affusolati, ombreggiati dai retini e definiti, a tratti “sporcati”, dalle chine che fuoriescono spesso dai bordi. Sul piano della violenza, il racconto è abbastanza esplicito ma non eccede mai e i momenti più splatter vengono solo fatti intuire.

Viene da chiedersi per quale motivo la DC abbia chiuso un’antologia bellica per aprirne un’altra assolutamente identica, proponendo due storie che avrebbero potuto trovare spazio su Men of War. La decisione stessa di riprendere vecchi concept anziché idearne di nuovi mostra un po’ di pigrizia e, francamente, non sembra di trovarsi di fronte ad una testata che possa accattivare il grande pubblico. Un prodotto strano dal punto di vista commerciale, mediocre da quello dei contenuti.


Voto: 5