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mercoledì, 27 giugno 2012 - 14:53

DC Comics in Italia: una sfortunata vita editoriale lunga 70 anni – Speciale

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In occasione del rilancio dei titoli DC Comics in Italia, ripercorriamo oltre settant’anni di orripilanti scelte editoriali sull’italico suolo in questo speciale in 10 parti a cura di Andrea Marchino

Articolo di Andrea Marchino
Impaginazione a cura di Michele Fidati

Capitolo 1 (parte 1)
L’Anteguerra con l’arrivo di Ciclone!

Il recente avvicendamento editoriale di inizio anno tra Planeta e RW Lion come editori della DC Comics in Italia, è partita subito con discrete polemiche tra gli appassionati, a causa di una prima gestione caratterizzata da (poche) luci e (molte) ombre, ma soprattutto è emblematica della sfortuna storica che l’editore nordamericano ha sempre goduto qui da noi; vale la pena quindi, in occasione del rilancio eccezionale proprio dei titoli DC in questo mese (figlio di quello americano che da quasi un anno tiene banco occupando i primi posti delle classifiche di vendita), ripercorrere oltre settant’anni di orripilanti scelte editoriali che hanno visto come protagonisti proprio gli eroi DC, che sull’italico suolo sono da sempre colpiti da avversità di ogni genere, anche (e soprattutto) quando avevano tutte le carte in regola per sfondare e fidelizzare potenzialmente migliaia di lettori.

Ciclone Made in Italy 229x300 Grazie all’inestimabile ricostruzione storica dell’appassionato Marcello Vaccari e ai suoi esaurienti articoli reperibili on-line ormai da qualche anno sulla fanzine telematica Glamazonia (datevi da fare coi motori di ricerca e ne troverete delle belle!), ripresi e talvolta ampliati anche da altri siti, oggi possiamo risalire con assoluta certezza agli italici esordi, in piena era fascista (!), dei personaggi DC Comics (allora National Periodical Pubblication).

I primi avvistamenti avvengono infatti già nel lontano 1939, grazie al capostipite di tutti gli eroi in calzamaglia ovvero Superman, anche se non con storie tratte dagli albi (partiti nel giugno del 1938 in America con Action Comics), bensì con le strisce giornaliere partite invece nel 1939, e quindi arrivate in Italia quasi a ridosso dell’edizione originale.

In assoluto il primo albo ad ospitare super-eroi DC dovrebbe essere il 19 degli Albi dell’Audacia del 2 luglio 1939 (!), pubblicato all’epoca dalle Edizioni Juventus, con una storia appunto di Superman ribattezzato Ciclone (!); successivamente (fino al 1940), compare su altri tre Albi dell’Audacia, due dell’Audace (editore SAEV- Vecchi), su uno dell’Albogiornale (della Casa Editrice Vittoria) e sugli Albi Juventus (della Società Editrice Cremona Nuova e della Casa Editrice Vittoria).

Addirittura, data la scarsità di materiale reperibile sul personaggio vennero quasi subito commissionate alcune storie a degli autori italiani (e non saranno le uniche, negli anni), ovvero i fratelli Vincenzo (testi) e Zenobio Baggioli (disegni); è tra queste che si assiste a storture anche notevoli rispetto alla psicologia del personaggio, ad esempio in un’avventura Ciclone fa crollare una casa nella quale si era rifugiato un bandito, dicendosi soddisfatto per aver fatto giustizia, dopo peraltro aver cercato di ammazzarlo già prima senza tanti complimenti.

Da notare quindi la sfilza di record negativi già alla sua prima apparizione, oltre al nome cambiato, il costume colorato completamente di rosso (e con mutande gialle, quando si capiva di che colore lo facevano), la sua classica “S” subito sparita, traduzioni improbabili e rimaneggiamenti/aggiustamenti dei disegni fino allo stravolgimento del personaggio (con riscritture ex-novo delle storie), abbiamo anche una sfilza di editori diversi, quasi pari al numero di albi pubblicati; dopo una partenza così bruciante, una manciata di storie a casaccio, tratte oltretutto non dalle collane originali ma delle strisce sindacate, pubblicate a destra e a manca su riviste e supplementi vari (con formati diversi e rimontaggi delle vignette), arriva nientemeno che la Seconda Guerra Mondiale a bloccare fin da subito ogni ulteriore pubblicazione.

E questo è solo l’inizio!

 Ciclone 2

Ciclone 3

Capitolo 1 (parte 2)
Il Secondo Dopoguerra con Ala d’Acciaio, Il Fantasma e l’Aquilotto!

A riprendere le pubblicazioni di eroi DC dopo la Seconda Guerra Mondiale ci pensa la Casa Editrice Milano (poi Edizioni Mondiali), che ripropongono i personaggi National su quella che molti indicano come la collana antologica Collezione Uomo Mascherato (I serie), titolo però mai apparso in evidenza sugli albi che spesso anzi iniziavano con la prima tavola della storia direttamente come copertina (simpatico allestimento editoriale che decenni dopo verrà ripreso, per incuria e sciatteria, nientemeno che dalla Rizzoli per i suoi inserti di Corto Maltese!); talvolta poteva pure essere usata una cover originale, spesso ci compariva il personaggio protagonista magari senza nemmeno il proprio nome ma direttamente col titolo della storia (sigh).

Collezione Uomo Mascherato 01 300x213 Collezione Uomo Mascherato 07 300x216

L’anonima collana settimanale tra il 1945 il 1946 raggiunse le 31 uscite, una dozzina delle quali dedicate ai personaggi DC, primo fra tutti Batman (apparso qui per la prima volta in Italia sul numero 19), ribattezzato Ala d’Acciaio, forse per le fattezze del suo primo costume, più squadrato, che potevano far pensare ad un’armatura (quello per intenderci di Detective Comics 27/34); il formato era ridotto, tipo libretto, le pagine ben otto (diconsi 8, copertina compresa!), e gli altri eroi DC presentati a turno erano Lanterna Verde (ovviamente il primo, Alan Scott!), Crimson Avenger, lo Spettro, Hourman e Sandman (ribattezzato prima Saetta e poi incredibilmente l’Uomo della Sabbia, ovvero in maniera più aderente all’originale).

Batman Ala dAcciaio

Unica nota positiva, si fa per dire, l’utilizzo delle storie originali dei comic-book e non più solo quelle delle strisce quotidiane, usate soprattutto sulla II serie della Collezione Uomo Mascherato e su un’altra collana chiamata Urrà!; di contro, oltre al formato ridotto, le traduzioni incerte, i disegni rimaneggiati, molte storie erano direttamente “ricalcate” per intero dalle originali ovvero tracopiate con dei lucidi dagli albi americani, giunti da noi però con l’ulteriore passaggio attraverso le edizioni francesi di cui questi albi erano la fedele versione italiana (argh!).

Anche Superman (ribattezzato un po’ più appropriatamente L’Uomo d’Acciaio), riappare dopo la Guerra sugli albi a striscia della vera Collezione Uomo Mascherato, a partire dal numero 8 (indicata comunemente come II serie, in realtà la I come detto non riportava nessuna indicazione in copertina); la testata era chiamata così in base al personaggio di punta che inizialmente era Blue Beetle (allora della Fox Comics e non ancora della DC), nominato anche, per semplificare le cose, Fantasma d’Acciaio alla sua prima apparizione e solo dopo Uomo Mascherato (nome col quale sarà però ricordato da noi il personaggio di Phantom di Lee Falk e Ray Moore).

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Dal numero 67 la collana cambia nome in Collezione Uomo d’Acciaio, proprio per adeguarsi alla massiccia presenza del personaggio più ricorrente, che in quest’ultimo periodo vi comparirà praticamente ogni numero; sempre su queste pagine riappaiono Batman & Robin (dal numero 58), ribattezzati però Il Fantasma & l’Aquilotto, che continueranno ad essere pubblicati sia qui (fino al 1948) che su una nuova testata chiamata Urrà! (uscita per tutto il 1947, e dove esordì Robin), collana che divideranno oltre che con Superman anche con Tarzan (!).

Per quanto riguarda formati (difformi dall’originale), traduzioni (così così), tracopiature, aggiunte e rimaneggiamenti dei disegni, nulla cambierà però; sicuramente erano altri tempi, molto più pioneristici, con molte più difficoltà oggettive nel reperire i materiali originali, ma soprattutto un’epoca in cui la sensibilità e la cura verso il materiale da pubblicare era completamente all’opposto di quanto, dopo decenni di orrori editoriali, siamo faticosamente riusciti a raggiungere oggi, dove una logica di rispetto per l’opera e gli autori originali sono, per nostra fortuna, universalmente più accettate e soprattutto culturalmente acquisite, sia da parte di chi legge che di chi pubblica (anche se non sempre, con le dovute eccezioni).

Insomma, fossero anche veri “reati” (punibili dall’ergastolo alla pena di morte :-p), ormai sarebbero caduti in prescrizione; certo, non fu molto consolante come inizio, e se il buongiorno si vede dal mattino…

 

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