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venerdì, 20 aprile 2012 - 10:53

Cronache di Gerusalemme – Recensione


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Rizzoli/Lizard propone la più recente opera di un acclamato esponente del graphic journalism, Guy Delisle, in un volume ambientato in una Gerusalemme tormentata dai conflitti e dalle divisioni.

CRONACHE DI GERUSALEM 212x300 Cronache di Gerusalemme

Autore: Guy Delisle (testi e disegni)

Casa Editrice: Rizzoli/Lizard

Provenienza: Francia

Genere: Graphic Jornalism

Prezzo: € 20,00, 17 x 24, pp. 336, col.

Data di pubblicazione: aprile 2012

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Esistono fumetti che non vorrei leggere e meno che mai recensire ed è il caso di Cronache di Gerusalemme, realizzato dal canadese Guy Delisle, attualmente considerato, al pari del Joe Sacco di Palestina, uno degli esponenti più rilevanti del cosiddetto graphic journalism. Bisogna specificare che il fumetto in questione, tradotto in Italia da Rizzoli/Lizard, è stato premiato al Festival di Angouleme (e sinceramente mi chiedo perché).

Avrete già capito che Cronache di Gerusalemme non mi è piaciuto. Non solo, mi ha profondamente indignato e irritato; ma procediamo con ordine. Guy Delisle mette se stesso al centro della narrazione, partendo, in ossequio alla tradizione del reportage fumettistico, da eventi realmente accaduti. Delisle nel 2008 si reca con moglie e figli a Gerusalemme, dove la consorte prenderà parte a una missione di Medici Senza Frontiere della durata di un anno. Nel corso del soggiorno, l’autore avrà modo di osservare la situazione del paese, caratterizzata da tensioni relative all’annoso dissidio tra ebrei e palestinesi.

Personalmente, considero (come dovrebbero fare tutte le persone perbene) l’aggressiva politica di Israele nei confronti del popolo palestinese delinquenziale da ogni punto di vista, nonché discriminatoria e razzista. Di conseguenza, va condannata senza se e senza ma e naturalmente non ci si può esimere dal denunciarla. Delisle, invece, non fa niente di tutto questo: sì, rappresenta le condizioni allucinanti dei palestinesi, l’arroganza degli ultraortodossi e la prepotenza dell’opinione pubblica israeliana; ma lo fa senza prendere posizione; anzi, l’atteggiamento dell’autore è di equidistanza, come se i concetti di giusto e sbagliato fossero roba di poco conto. Ma in certi casi non ci si può permettere di essere equidistanti poiché la vigliaccheria è deplorevole e stop.

Quello che inoltre sconcerta del libro è il ritratto che viene fuori dello stesso Delisle: si ricava l’immagine di uno che non sa fare altro che tediare il lettore con prolisse disamine su argomenti stupidi come la qualità dei caffè e dei ristoranti israeliani; il fascino delle ragazze in bikini che lui ha modo di ammirare mentre se ne sta spaparanzato su una sedia a sdraio in spiaggia; l’abbigliamento delle persone che incontra; la bellezza pittoresca dei quartieri della città vecchia. E tutto questo mentre magari i bambini palestinesi vengono uccisi da assassini in divisa o mentre i coloni si impadroniscono con la violenza di case che appartengono ad altri; o mentre l’orripilante Operazione Piombo Fuso ammazza poveretti che hanno solo pietre per difendersi. E’, insomma, l’atteggiamento dei radical chic privi di spessore etico, nonché di una dignità che, se ci fosse, li spingerebbe a definire la politica israeliana un crimine contro l’umanità!

In alcuni momenti, Delisle fa capire che la convivenza è possibile (e sono d’accordo) ma non va in profondità, rimane a un livello superficiale, raffigurando ciò che osserva senza porsi domande o tentare davvero di capire. I testi sono noiosi e farraginosi e la sceneggiatura appesantita da lungaggini e lentezze. E il tratto grafico è dimesso, con un’impostazione della tavola vecchia, indietro di almeno trent’anni rispetto alle attuali modalità visive.

Cronache di Gerusalemme è l’opera di un imbelle che pensa alle bambinaie che si occupano dei figli, alla macchina da vendere, al sapore meraviglioso dei cappuccini serviti nei bar e ad altre fesserie. Ma con quale coraggio Delisle si fa vedere in giro?


Voto: 5


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