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Maxi Zagor #17: Il Mistero dell’Isola – Recensione

Massimiliano Impiglia 17/02/2012

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Zagor e Cico si ritrovano naufraghi su un’isola sconosciuta e misteriosa che si rivelerà essere una vera e propria trappola mortale…

Maxi Zagor #17: Il Mistero dell’Isola

Autori: Moreno Burattini (soggetto e sceneggiatura) e Alessandro Chiarolla (disegni)
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore
Provenienza: Italia
Prezzo: 6,20 €
Data di pubblicazione: gennaio 2012

Credo che parlare e scrivere oggi di Zagor sia necessario.
Nonostante e soprattutto per i cinquant’anni compiuti da poco, proprio nell’anno (il 2011) della scomparsa del suo amato ideatore Guido Nolitta alias Sergio Bonelli, per i tantissimi volumi usciti per l’occasione tra cui il primo albo gigante (o “Zagorone” che dir si voglia) splendidamente illustrato da Torricelli, per la nuova iniziativa che riguarda il personaggio proposta da Repubblica-L’Espresso di cui è uscito proprio in questi giorni il primo numero e che intende riproporre le storie dello Spirito con la Scure a colori e in grande formato sulla falsariga della monumentale opera dedicata a Tex pubblicata dallo stesso gruppo editoriale con grande successo, per la recentissima morte di un grande disegnatore come Francesco Gamba (storico disegnatore degli albi speciali dedicati a Cico), a causa di una nuova odissea che sta coinvolgendo il personaggio in questi mesi sulla serie regolare e che lo farà girare un po’ per il Sud America… insomma, di carne al fuoco ce n’è parecchia per discutere (oggi più che mai) di questo personaggio, uno dei più longevi della nostra storia fumettistica.

E così, anche per questo, eccoci qui a recensire il nuovo Maxi Zagor, intitolato “Il Mistero dell’Isola”, paradigmatica storia zagoriana scritta col solito mestiere dal bravo Burattini, ormai nuovo “tutore” del personaggio ed erede di Sergio Bonelli.
La storia rispetta tutti i capisaldi dell’avventura classica in generale e zagoriana in particolare: nel tentativo di impedire la fuga del senatore Nolan, Zagor e Cico si ritrovano loro malgrado imprigionati nella stessa nave che dovrà consegnare il politico corrotto ed altri galeotti ai lavori forzati.
Dopo una mostruosa tempesta, però, i due eroi si ritroveranno naufraghi, insieme ad altre persone tra cui gli stessi criminali ed alcuni soldati che dovevano scortarli, su un’isola apparentemente deserta che non tarderà però col rivelarsi particolarmente pericolosa.
Allertati in un primo momento da alcuni indefinibili rumori spaventosamente bestiali che arrivano dall’entroterra, l’improvvisato gruppo di sopravvissuti, capeggiato ovviamente dall’eroe con la casacca rossa, si troverà costretto a lottare per la vita contro un’antica minaccia proveniente da terre lontanissime.

Come dicevamo, quindi, un’avventura standard per questo ultimo Maxi dedicato allo Spirito con la Scure con tutti gli elementi tipici della serie ad incorniciare il tutto: Zagor che si trova costretto in una situazione di estremo pericolo per sventare la più che probabile fuga di un senatore corrotto, il simpatico siparietto comico di Cico che ne combina un’altra delle sue in attesa dell’amico girovagando, perennemente affamato, per la cittadina dove i due sono finiti, le incomprensioni con i militari comandati dal solito ufficiale tanto solerte quanto ottuso, una tempesta che mette seriamente in pericolo la vita di Zagor e del messicano e poi un’isola deserta ma minacciosa (un “classico” dell’avventura tout court) ed un nemico tanto pericoloso quanto spietato.
Le 288 pagine del balenottero scorrono via in maniera abbastanza fluida e la lettura risulta relativamente gradevole e divertente.

Momento particolarmente riuscito della storia risulta comunque essere quello della tempesta: la furia delle onde che si scagliano violentemente contro l’imbarcazione viene descritta con un ritmo adeguatamente sincopato e Burattini si dimostra particolarmente a suo agio nel descrivere in maniera dettagliata e sapiente le specifiche tecnico/nautiche (pur essendo lo sceneggiatore un uomo dei boschi e delle montagne, come scherzosamente ricorda nel breve profilo biografico del suo aggiornatissimo blog).

La miserrima fine della nave viene poi splendidamente riassunta dalla bellissima (come sempre) copertina di Gallieno Ferri, con un Zagor stremato che si avvicina alla riva dell’isola e alle sue spalle il veliero semidistrutto incastonato tra due scogli sospeso ad un’altezza stupefacente.

Dopo la corposa parte dedicata alla nave e le peripezie che i suoi poveri passeggeri devono affrontare durante la tempesta, ovviamente buona parte dell’avventura si svolge però sull’isola. Ed è qui che probabilmente la storia risulta più debole.
Scrive Burattini sul suo blog che l’ispirazione dell’isola misteriosa gli sia venuta dal telefilm Lost, pur non avendo lui stesso seguito la celebre serie tv; sono sicuro che lo sceneggiatore sia però riuscito a vedere quantomeno qualche episodio della prima stagione, come sta a testimoniare l’evidente riferimento ad uno dei leitmotiv dei primi episodi dell’opera di J. J. Abrams, quegli spaventosi ruggiti che terrorizzavano tanto i naufraghi del telefilm quanto i sopravissuti della storia zagoriana.

Ma i parallelismi col telefilm praticamente si fermano qui, perché per il resto l’isola finisce con l’essere una copia un po’ sbiadita della classica “isola misteriosa” e nonostante gli (abili) trucchetti da navigato sceneggiatore di Burattini (come il ritrovamento dei numerosi resti di esseri umani o gli enormi denti di creature probabilmente preistoriche che lasciano interdetto il nostro Zagor dopo averli scoperti) la parte del naufragio risulta molto meno efficace rispetto a quella già citata della tempesta.

Va però segnalato come Burattini utilizzi l’ottimo escamotage narrativo della momentanea perdita di memoria di Cico per raccontare in parallelo con l’utilizzo di efficaci flashback il prima e il dopo la tempesta, permettendo così al corpus narrativo di mantenere nel complesso un discreto livello qualitativo.

Nell’insieme, quindi, la solita onesta storia di Zagor: forse quasi impossibile da giudicare per chi ama il personaggio incondizionatamente come il sottoscritto perché lo legge da più di trent’anni ma sicuramente da segnalare a chi adora semplicemente gustarsi l’avventura classica e spensierata che ancora oggi riesce ad offrirci questo nostro vecchio amico ormai cinquantenne, ancora in grado di stare (e alla grande!) sugli scudi dopo tutto questo tempo.

Voto: 6,5

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