Tex n° 615: Corsa verso l’abisso: recensione
Col primo albo dell’anno nuovo giunge a compimento l’avventura di Tex e Kit arbitri della contesa tra due compagnie ferroviarie rivali. Boselli e Leomacs confermano le aspettative e realizzano un ottimo lavoro.
Tex n. 615
Corsa verso l’abisso
Autori: Mauro Boselli (testo), Leomacs (disegni).
Casa editrice: Sergio Bonelli Editore.
Provenienza: Italia.
Prezzo: 2,70 Euro.
Data di pubblicazione: 2012 (Gennaio)
Bella e crudele la fine dell’ultima avventura di Tex, cominciata nell’albo 613 e finita solo col primo numero dell’anno appena iniziato, “Corsa verso l’abisso”. Che i presupposti per una storia sopra la media ci fossero tutti, era ben chiaro da tempo: del resto il binomio Boselli-Leomacs è marchio di garanzia, e ancora una volta non ha tradito le attese, dando vita ad una storia intricata e di ampio respiro, capace di passare con disinvoltura dalle lande disabitate del Messico agli uffici della dirigenza di una compagnia ferroviaria, la ATSF, da città e ranch fantasmi a suggestivi quanto pericolosi canyon e gole.
Tex Willer e Kit Carson sembrano non poter mai concedersi giorni di relax, e così, mentre erano diretti a casa, vengono coinvolti loro malgrado in una guerra privata tra due compagnie ferroviarie. Ma nulla è come sembra: tra uomini di legge che si rivelano spietati criminali, vedove sole che hanno personalità e carattere da vendere, malviventi che combattono dalla parte giusta, quella in cui sono finiti i due pard è davvero una polveriera pronta ad esplodere.
Sullo sfondo, i binari e le locomotive, motori fondamentali del progresso e dello sviluppo degli Stati Uniti, avvenuto, com’è facile intuire, attraverso mezzi e strumenti non sempre limpidi e onesti. E così nuove vie di comunicazione significano guai per la povera gente che ha la sola colpa di abitare lungo il percorso della strada ferrata. Di qui intimidazioni, minacce, morte, tanto più crudeli e insensate in quanto perpetrate da uomini di legge.
Ci vorranno allora due altri uomini di legge, atipici e disposti ad ascoltar anche le ragioni di chi sta nel torto, per risolvere la situazione e riportare giustizia. Il lieto fine, però, stavolta non c’è: il treno in corsa verso l’abisso precipita, portando con sé buoni e meno buoni, amici e nemici. Ma il punto finale alla vicenda non sarà l’incidente ferroviario: dopo aver combattuto contro gli stessi nemici, Tex e il killer Mondego devono sfidarsi, perché il primo, pur nutrendo simpatie verso il secondo, sa bene che deve assicurarlo al tribunale. Di qui la sfida: morte o libertà. L’epilogo più appropriato per una storia appassionante e disegnata magistralmente. Primi piani, tensione, colpi di pistola e fumo, prima dell’immancabile vittoria del ranger in camicia gialla. Ancora una volta Tex ha fatto un buon lavoro. Boselli e Leomacs non gli sono stati da meno.








Mmm, non sono sicuro di condividere questa visione. Era proprio necessario uccidere Mondego? A questo proposito, mi trovo d’accordo con quanto scritto da Francesco Settembre sul suo blog
Bellissima avventura, ma questo finale mi ha lasciato interdetto.
Ciao Gianluca. Ti illusto con maggior dovizia di particolari il mio modo di vedere la questione:
Tex è un uomo di legge, Mondego un killer che per una volta ha combattuto dalla parte giusta (ma con mezzi sbagliati). Tex non doveva ucciderlo, ma assicurarlo alla giustizia. Ciò che invece Mondego voleva evitare, perché non voleva chiudere la sua carriera in modo così disonorevole (a suo modo di vedere). Di qui il duello con la pistola, una chance che Tex gli ha dato perché sentiva di doverglielo, visto il suo comportamento. Mondego voleva o fuggire o morire in un duello, mai col cappio al collo. Tex lo ha accontentato.
Detto questo: è ovvio che si può preferire un finale diverso, ma ciò non toglie che a mio avviso quello scelto da Boselli è stato quanto mai appropriato.
Temo che abbiano letto male. Mondego è uno spietato killer. Tex deve consegnarlo alla giustizia e gli offre di intercedere per lui. Mondego non ci sta. E’ lui a scegliere la via d’uscita onorevole del duello. Tex gliela concede e non gli fa certo il torto di ferirlo o catturarlo in modo che per Mondego sarebbe umiliante. Così si fa tra uomini d’onore. Nessun capitano scende prima dalla nave, nel mondo di Tex.