Stranger Things Stagione 2 | Recensione

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La serie già diventata cult Stranger Things abbraccia il suo lato più oscuro.

Quando Stranger Things ha fatto la sua prima comparsa su Netflix ha subito attirato l’attenzione e l’affetto di un numero di fan sempre maggiore che ovviamente non si limita ai soli nostalgici dei gloriosi anni ’80. Cavalcando l’onda di questo enorme successo, ecco giungere dal 27 ottobre, sempre su Netflix, l’attesissima seconda stagione.

Prima di tutto, è necessaria una breve premessa: nonostante questa seconda stagione a tratti abbia dei cali, a volte anche bruschi, e non sempre le vicende narrate siano di così grande impatto, stiamo comunque parlando di una delle serie televisive più riuscite e curate degli ultimi anni.

In questa seconda stagione, Will, Mike, Dustin e Lucas incontrano Maxine, che però preferisce il diminutivo Max, una ragazza trasferitasi da poco nella cittadina fittizia di Hawkins insieme alla sua famiglia, di cui fa parte l’insopportabile fratellastro Billy. Mentre i ragazzi sono alle prese con il complicato rapporto con Max, che non va tanto a genio a Mike, il ragazzo continuerà imperterrito a cercare di mettersi in contatto con Undici, scomparsa misteriosamente senza lasciare traccia.

Nel frattempo, Will sarà di nuovo alle prese con il Sottosopra. Come potrete vedere anche nel trailer di lancio qui in basso, Will inizia ad avere delle inquietanti visioni del Sottosopra, rese ancor più terribili dalla oscura presenza di una gigantesca ombra nel cielo:

Che si tratti di vecchi ricordi o di visioni di ciò che avviene davvero nel Sottosopra, l’equilibrio di Will è in serio pericolo. Ad aiutare il ragazzo a superare le sue paure questa volta ci sarà anche Bob Newby (il cognome di Bob è foneticamente e ironicamente simile al vocabolo inglese “newbie”, che sta per “novellino”, “nuovo arrivato”), interpretato da Sean Astin, conosciuto al grande pubblico principalmente per le sue interpretazioni di Michael Walsh nel film cult del 1985 I Goonies e di Samwise Gamgee nella trilogia di Il Signore degli anelli diretta da Peter Jackson.

Questo mi sembra familiare…

I riferimenti alla cultura degli anni ’80 si sprecano anche in questa seconda stagione passando agilmente dalla musica al cinema ai videogiochi. Ovviamente, non manca Dungeons & Dragons, il cui Manuale dei Mostri fornisce sempre importanti informazioni. E sembrerebbe anche che ci siano un paio di citazioni di un videogioco molto più recente… Per evitare spoiler, abbiamo pensare di trattare gli Easter Egg presenti nella seconda stagione di Stranger Things in maniera più approfondita in separata sede.

 

 

Per ora, ci limiteremo a due videogiochi che sono citati esplicitamente, poiché sono presenti i rispettivi cabinati nella sala giochi frequentata dai giovani protagonisti di Stranger Things: si tratta dei classici Dragon’s Lair e Dig Dug, il cui nome è anche il titolo del quinto episodio:

Ovviamente, questi videogiochi non sono stati scelti a caso, poiché forniscono, in realtà, degli indizi sulla storia, di cui però, per evitare spoiler in questa sede, vi parleremo in un articolo a parte nei prossimi giorni.

Un’altra piccola chicca è presente proprio nel quinto episodio, “Dig Dug”: guardando una sorta di mappa, quando Bob Newby nota una “X” si chiede se lì ci sia un tesoro dei pirati: è ovviamente un piccolo riferimento al tesoro di Willy L’Orbo, alla cui ricerca si mettono i Goonies, film che ha plasmato una intera generazione di ragazzi negli anni ’80 e in cui Sean Asting riveste un ruolo di rilievo.

E poi, come dimenticare i Ghostbusters, di cui Mike, Will, Dustin e Lucas indossano i costumi per la festa di Halloween, e il cui tema musicale è stato scelto come sigla di chiusura dell’episodio?

Come avrete notato, uno degli episodi, più di preciso il nono, si intitola “Mind Flayer”. I giocatori di Dungeons & Dragons fra voi troveranno questo nome molto familiare: gli Illithid, comunemente conosciuti con il nome di Mind Flayer, sono infatti delle creature che appartengono all’universo di gioco di D&D.

Come nella prima stagione il Manuale dei Mostri aveva aiutato i ragazzi a capire con cosa avessero a che fare dandogli il nome di Demogorgone, anche in questo caso il prezioso Manuale aiuterà i malcapitati eroi di questa storia a capire come sfruttare i punti deboli del nemico.

Anche la musica ha un ruolo fondamentale nel creare le tipiche atmosfere degli anni ’80, perché acconciature e abbigliamento eccessivi non bastano a definire un’epoca: fra i brani che compongono la ricchissima colonna sonora della seconda stagione di Stranger Things figurano pezzi davvero molto conosciuti, come “Rock You Like a Hurricane” degli Scorpions, “Shout at the Devil” dei Mötley Crüe, “Girls on Film” dei Duran Duran, “Hammer to Fall” dei Queen, “Should I Stay or Should I Go” dei The Clash, “Time after Time” di Cindy Lauper e “Every Breath You Take” dei The Police.

L’evoluzione della storia

Stranger Things non è un mero collage di citazioni, e in questa seconda stagione ci propone un taglio e una impostazione differenti rispetto alla prima stagione: i ragazzi sono cresciuti, per cui anche le strategie per poter aiutare Will con le sue visioni del Sottosopra sono più elaborate ed efficaci. Ma si tratta pur sempre di ragazzi molto giovani, per cui a volte le loro scelte non si riveleranno proprio azzeccate.

Joyce Byers, interpretata perfettamente da Winona Ryder, avrà qui un ruolo anche più attivo, e sarà contraddistinta sempre dal coraggio infusole dal desiderio di aiutare ed eventualmente salvare il suo piccolo Will, anch’egli decisamente più importante in questa seconda stagione, poiché costituisce uno dei fulcri principali dell’azione.

In questa seconda stagione, infatti, Will avrà un ruolo di grande rilievo, e sia gli argomenti trattati che alcune scene sono di stampo più dark, a tratti horror, anche perché altro protagonista è il Sottosopra, di certo un luogo non dei più ospitali e piacevoli da visitare.

Anche l’introduzione di nuovi personaggi è funzionale, poiché in questo modo le vicende narrate sono esposte diversamente, vedendo la loro implicazione. Inoltre, si sa ancora molto poco su Max e la sua famiglia, per cui è probabile che la curiosità di scoprire anche i retroscena legati al suo trasferimento ad Hawkins saranno svelati nella terza stagione.

Dal punto di vista cromatico, il Sottosopra verte principalmente sulle tonalità del blu, con alcune scene impostate invece su una presenza preponderante delle tonalità del rosso.

Tutto in questa serie contribuisce a rendere vivida la rappresentazione degli anni ’80, attraverso acconciature, musica, costumi, videogiochi. La regia è sempre attenta a mostrare le scene salienti, e la costruzione del Sottosopra è davvero molto suggestiva. La serie è anche ricca di scene in cui l’azione diviene frenetica, ma grazie a una ottima regia il tutto è sempre rappresentato in maniera molto chiara.

Non solo per i nostalgici

Il bello di Stranger Things è che, nonostante sia talmente intriso di cultura anni ’80 da sembrare quasi concepito in  quegli anni, la forza dei personaggi e delle loro storie trascende la semplice nostalgia, rendendo questa serie molto popolare anche fra i più giovani.

La storia è strettamente collegata agli eventi della prima stagione, per cui sarà richiesta la sua visione (se l’avete già vista, un ripassino non fa mai male), e nonostante sia avvincente e dalle tonalità decisamente più oscure, la sensazione è che ci sia qualcosa che non va.

La serie è quasi sempre su livelli altissimi, ma un episodio come il settimo, “La Sorella Perduta”, costituisce un calo davvero brusco: se da un lato molti interrogativi vengono lasciati irrisolti e si ha l’impressione che la storia non sia nemmeno lontanamente vicina a una conclusione, grazie a una narrazione esaustiva, dall’altro gli eventi presentati in questo episodio sono trattati in maniera molto, troppo sbrigativa, al punto da rendere quella che poteva sembrare una storia interessante quasi superflua, se si esclude un importante dettaglio che vi lasceremo scoprire da soli. Eppure, le prime scene mostrate nel primo episodio fanno riferimento proprio al personaggio protagonista del settimo episodio.

In definitiva, dunque, Undici avrà qui un ruolo quasi marginale, anche se si scopriranno nuove informazioni sul suo passato. Purtroppo, la sua storia è qui uno dei punti deboli, a causa di una narrazione piuttosto sommaria e frettolosa delle vicende che la riguardano.

Il finale è aperto, come ci si poteva facilmente aspettare, per cui non resta che aspettare il prossimo anno per scoprire quali altre disavventure attendono i protagonisti di Stranger Things.

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