Mazinga Z Infinity – Recensione

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Sono trascorsi dieci anni da quando Koji Kabuto, ai comandi di Mazinga Z, ha respinto le armate del Dottor Inferno salvando l’umanità. Ora Kabuto lavora come scienziato nell’Istituto di Ricerca di Energia Fotonica ed è
alle prese con Infinity, un nuovo misterioso mecha situato all’interno del Monte Fuji nel quale viene rinvenuta l’androide Lisa. Intanto, il Dottor Inferno e le sue forze malvagie fanno il loro ritorno ed attaccano le centrali di energia fotonica in tutto il mondo. Kabuto dovrà rientrare in azione affrontando ancora una volta il grande dilemma della sua vita: diventare dio o demone.

A volerlo giudicare attraverso uno sguardo critico, distaccato e cinico, mettendo da parte l’entusiasmo del fan nostalgico, Mazinga Z Infinity è l’ennesima operazione revival che segue l’impronta de Il Risveglio della Forza per rilanciare il franchise e che tratta la materia con distaccata (e furba) consapevolezza. Go Nagai, demiurgo del genere mecha, è stato coinvolto solo in fase promozionale nell’operazione e si è limitato a dare la sua approvazione al progetto in pre-produzione.

Si gioca sul sicuro proponendo la collaudata fascinazione per il protagonista invecchiato costretto a tornare sul campo di battaglia ma si getta uno sguardo anche a quelli che potranno essere gli eroi della nuova generazione, vuoi perché Tetsuya è in procinto di diventare padre, vuoi per la presenza della misteriosa Lisa, nuova esponente del girl power. Non c’è nemmeno bisogno di scomodarsi ad inventare qualche nuovo villain quando puoi riproporre tutti quelli della serie animata in un colpo solo.

Il restyling estetico è improntato al realismo, sia sul piano scenografico che sui dettagli mecha, gli elementi digitali sono ben amalgamati e non presentano stonature nel contesto in animazione classica, i movimenti di Mazinga, solenni nella serie originale, divengono qui rapidissimi a beneficio del ritmo dell’action. Il tono vira ad un divertito surreal-demenziale quando entrano in scena Boss Robot e le procaci, pruriginose MazinGirls.

Oltre alla prevedibile retorica ecologista, la sceneggiatura propone dialoghi infarciti da pretestuose “supercazzole” fantascientifiche e qualche interessante riflessione filosofica conferendo maggior profondità ai personaggi. Più che sulla dicotomia dio-demonio, il tema del film verte al rapporto uomo-mito, come già proposto da Nolan ne Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno. L’uomo invecchia, va avanti, ma l’icona resta e, col passar del tempo, cresce fino a raggiungere dimensioni mitiche. In tal senso, la trasformazione finale di Mazinga Z è quantomai emblematica.

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