Chiodotorto Volume 1 – L’uomo Storto | Recensione in anteprima

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Ritorna il duo Sicchio/Magalotti con un thriller grottesco.

Dopo l’ottimo Walter Dice Director’s Cut – uno dei volumi rivelazione dello scorso anno a parere di chi vi scrive, la recensione qui – il duo composto da Dario Sicchio, testi, e Lorenzo Magalotti, disegni, a cui si aggiunge Jacopo Vanni come guest artist, ritorna con un nuovo graphic novel presentato da subito come “successore spirituale” del precedente dal titolo Chiodotorto Volume 1  – L’uomo storto.

Anthony Scalia è un piccolo criminale. Un insignificante ingranaggio nella spietata macchina malavitosa della desolata periferia della Città. È magro, gobbo e storpio. Nell’ambiente è conosciuto come Chiodotorto. Dopo essere uscito di prigione per l’ennesima volta, Chiodotorto sa di essere spacciato. Deve soldi alle persone sbagliate e ormai non è di nessuna utilità ai tre boss criminali che governano la zona. Per lui è la fine, ma un evento sensazionale potrebbe ribaltare il suo destino. Uno scambio di merce andato male ha creato delle pericolose tensioni fra i tre boss. Anthony potrebbe sfruttare la situazione per metterli l’uno contro l’altro e far sì che si distruggano a vicenda, ottenendo così la libertà che ha desiderato per tutta la vita. Ma per raggiungere questo sogno dovrà macchiarsi di azioni orribili e dimostrare quanto egli sia un “uomo storto” non solo nell’aspetto.

Chiodotorto è un viaggio allucinato, una lenta ma inesorabile decostruzione del suo protagonista.

Dario Sicchio parte da un protagonista dinoccolato e quasi buffo che a fatica sgomita in una periferia di una città senza nome dominata dal degrado e dalla criminalità pian piano però l’autore svela un mondo fatto di disperazione e nevrosi popolato da personaggi tanto spietati quanto grotteschi. Dal commissario corrotto con problemi di gestione della rabbia – che trova una valvola di sfogo in un poliziotto che sinistramente assomiglia proprio all’autore – passando per boss criminali con problemi di peso e coniugali, il protagonista è il tipico personaggio che si ritrova suo malgrado invischiato in qualcosa più grande di lui e un po’ stupidamente pensa di poterne cavar fuori qualcosa di buono lo intuisce bene anche lui altrimenti che senso avrebbe farsi guidare nel suo folle piano dal cartone animato che gli appare durante un trip acido?

Quando iniziamo però ad addentrarci nel passato di Anthony Scalia capiamo che le sue connessioni con la malavita sono più profonde di quello che fino ad allora avevamo visto ma soprattutto capiamo che è un personaggio profondamente tragico – in cui la metafora del gettone come quello di un vecchio videogame è semplice quanto pregnante di una vita avara e devastante – in cui l’unica speranza di redenzione è rappresentare in qualche modo un inizio per qualcun’altro…

Pur mantenendo uno stile riconoscibile mai troppo lineare e scontato per quello che riguarda gli intrecci, Dario Sicchio mostra una maturità non solo per quello che riguarda la stesura della sceneggiatura che è bene ritmata e riesce, a fine volume, a far convergere tutte i filoni narrativi, passati e presenti, dei vari personaggi ma anche grazie a dialoghi puntuali ed una prosa stringata che ben si adatta al tono della storia la quale ovviamente non manca mai di strizzare l’occhio ad alcune opere, sia fumettistiche che cinematografiche, che si innestano nello stesso “genere” .

Ottima la parte grafica ad opera di Lorenzo Magalotti e Jacopo Vanni. Magalotti soprattutto mostra una maturazione dello stile ed una sicurezza nel proprio tratto che si traduce in una maggiore espressività dei personaggi – essenziale nello sviluppo della narrazione – mentre la tavola rimane impostata in maniera semplice ma efficace rendendo la lettura scorrevole, il miglior pregio del disegnatore è quella però di coniugare realismo e momenti più grotteschi ed allucinati con una capacità di sintesi sempre funzionale alla storia mantenendo alta l’attenzione del lettore.

La paletta di Francesco Segala è eterogenea e spazia dai toni del blu a quelli del rosso ma prediligendo sempre sfumature ed un utilizzo della luce che donano alla storia un tono crepuscolare e decadente amplificando quel senso di desolazione data dall’ambientazione suburbana della storia.

Stratosferico il lavoro al lettering di Maria Letizia Mirabella la quale dona letteralmente una voce propria soprattutto ai personaggi non-umani che compaiono in diversi momenti legittimando ed integrando la loro presenza in maniera mai banale seppur sottolineando il loro carattere “eccezionale”.

Chiodotorto Volume 1  – L’uomo storto è sostanzialmente un lungo prologo per una storia che svilupperà nel secondo volume, e si chiuderà con un terzo graphic novel non ancora annunciato, e come il precedente Walter Dice anche questa è una storia di vendetta e riscatto ma sempre vista da un punto di vista trasversale, storto appunto come il suo protagonista, perché tragicamente comico e verso la fine del volume sicuramente amaro.

A metà strada fra i Soliti Sospetti di Bryan Singer e Pulp Fiction di Tarantino ma condito dalle lisergiche visioni di alcuni fra gli ultimi lavori di Grant Morrison e da quella spietatezza tipica di Garth Ennis, Chiodotorto Volume 1  – L’uomo storto è un volume da comprare a scatola chiusa e che dimostra non solo le indubbie qualità degli autori coinvolti ma anche come il fumetto italiano sia vivo, vitale e capace di produrre materiale che può benissimo rivaleggiare con quello proveniente da altri angoli del mondo.

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