The Legend Of Zelda – Twilight Princess 1 | Recensione

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Tornano Link e Zelda in una nuova trasposizione su carta delle loro avventure

Nel 2006 usciva Twilight Princess della serie The Legend of Zelda per un morente Gamecube in contemporanea con la versione per Wii. Quel gioco mi colpì molto per un ritorno alle atmosfere più adulte che avevo incontrato nelle avventure di Link per Nintendo 64 rispetto al cel-shading di The Wind Waker.

Finalmente, dopo dieci anni dalla pubblicazione del gioco, è arrivato anche il manga, pubblicato in Giappone da Shogakukan giusto in tempo per il lancio del remaster in HD per WiiU.

Fatte le premesse, vediamo invece come si presenta questo manga che si aggiunge alle varie trasposizioni su carta dei giochi di Zelda.

Anche qui il protagonista è ovviamente Link, un giovane pastore del villaggio Tauro che nasconde un triste segreto su ciò che lo ha portato a dimenticare la sua vita precedente per trasferirsi in un piccolo villaggio ed iniziare daccapo la sua vita, circondato da tanti amici che gli sollevano il morale e gli fanno credere che i ricordi che porta nel cuore rimarranno tali per sempre. Nel frattempo, nel Regno del Crepuscolo, Midna, la sua principessa, deve vedersela con la ribellione di un’inaspettatamente potente Zart.

Chi ha giocato il videogame sa già cosa lo aspetta, ma in questa trasposizione le Akira Himekawa (il duo di fumettiste che si occupa delle trasposizioni dei videogiochi della serie) si sono prese alcune licenze nella storia per renderla più adatta al medium fumetto e per non renderla un mero doppione della storia del gioco Nintendo.

La trama in ogni caso si conferma assolutamente lineare, come in ogni buon JGDR classico, con Link che aspetta l’inesorabile, ovvero il dover riprendere in mano la spada per difendere ciò cui tiene. E molti dialoghi ed eventi avvisano il lettore di quanto sta per succedere. Tuttavia solo a 3/4 del volume comincia davvero l’avventura, prima abbiamo una descrizione peraltro riuscita della vita tranquilla di Link nel villaggio Tauro.

Quindi un volume piuttosto introduttivo nell’attesa di vedere dove andrà la storia. Tuttavia già nelle poche pagine si intuisce un target leggermente più alto rispetto a quello della maggior parte delle trasposizioni di videogiochi, incluse quelle di Zelda, trattandosi temi come morte, ed i combattimenti presenti, pur veloci, non risparmiano il sangue.

Lo stile delle Himekawa non si discosta da quello cui siamo abituati, con un tratto pulito, che riprende gli artwork del videogioco. La pulizia si vede soprattutto nel disegno dei volti e degli abiti, ricchi di dettagli; purtroppo lo stesso non si può dire degli ambienti, che spesso non sono neppure disegnati, concentrandosi sui volti e le loro espressioni; ma anche quando lo sono la ricchezza di dettaglio non è una loro caratteristica peculiare.

L’edizione di J-Pop è quella tipica delle serie di questa casa editrice, con un volumetto che per euro 5,90 offre anche una sovracopertina. La carta è di buona qualità. Riguardo alla cover, avrei dato più spazio all’immagine che al logo, come nell’edizione Viz Media; invece si è preferito rifarsi all’edizione giapponese.

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