Young Sheldon – 1×01 Pilot | Recensione

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Una family comedy calda e accogliente, senza infamia e senza lode, ma allo stesso tempo tenera e simpatica al punto giusto.

Fin da quando è stato annunciato, non sapevamo bene cosa aspettarci da Young Sheldon, il chiacchieratissimo spin-off di The Big Bang Theory, ma Chuck Lorre & Steve Molaro sono riusciti a trasformare una sitcom su un gruppo di amici nerd in una family comedy classica e al tempo stesso originale.

L’elemento del figlio strambo e fin troppo intelligente per la propria età – e di conseguenza “avanti” rispetto agli altri – non è di certo una novità per le family comedy, soprattutto degli ultimi anni. Ed è proprio in questo e nelle dinamiche tra fratelli à là Malcolm e The Middle, mischiate al gusto retrò ma non troppo à là Fresh Off the Boat (Young Sheldon è ambientata nel 1989) che la nuova comedy funziona, pur sapendo di già visto.

Ci sono tutti i personaggi-tipo del caso, con qualche accezione in più: Mary, la madre iper-credente ma che difenderebbe il proprio figlio iper-dotato contro tutti e contro tutti (anche il marito); George Sr., il padre burbero (e alcolizzato, elemento che potrebbe venire sviluppato in modo interessante, interpretato da Lance Barber); George Jr., il fratello maggiore bravo nello sport e tanto tonto quanto pestifero (Montana Jordan); e Missy, la sorella gemella che non sopporta l’intelligenza e la supponenza di chi ha condiviso con lei nove mesi nell’utero materno (Raegan Revord).

Ma nessuno la sopporta per davvero, a parte la madre, che gli sa tenere testa e lo sostiene nonostante tutte le sue stramberie. Quella di Sheldon è una guerra continua contro tutto e contro tutti, compresa la propria famiglia. Ci sono le dinamiche a casa – dove non prende per mano il fratello che non se le lava mai – e quelle scolastiche – dove mette in discussione la preparazione e le competenze dei professori. Per giunta appena arrivato alle superiori pur avendo l’età delle medie.

La regia dell’episodio pilota è stata affidata a Jon Favreau, che ben si è adattato alle dinamiche da single camera dopo aver diretto in modo immersivo al cinema Il libro della giungla e in tv i pilot di Revolution, About a boy e, sempre quest’anno, quello spaziale di The Orville. Proprio da About da boy riesce a portarsi dietro la delicatezza di far entrare lo spettatore nella vita del protagonista sui generis, mentre combatte le proprie battaglie quotidiane per il proprio posto nel mondo. E’ incredibile quanto Zoe Perry, figlia nella realtà di Laurie Metcalf che interpreta la madre di Sheldon da adulto, sia davvero una versione giovane della Metcalf. Perfetta e forse il personaggio più convincente finora, grazie agli scambi di battute con il piccolo Iain Armitage, che si conferma una piccola grande rivelazione dopo Big Little Lies.

Ma la vera chiave interessante di Young Sheldon sta in chi la racconta – e in chi l’ha voluta inizialmente – questa storia ambientata nel passato. C’è infatti un senso di nostalgia che pervade le parole di Jim Parsons in veste di voce narrante. Una nostalgia che conosciamo bene in tempi di revival. Il tono affettuoso che Parsons utilizza per raccontare la propria infanzia texana la fa sembrare quasi la propria, piuttosto che quella del Dr. Cooper. Che, lo sappiamo tutti, è sicuramente più avvincente di quella di un futuro attore di Hollywood. Meglio un futuro fisico che aspira al premio Nobel e va ancora alle superiori, con papillon e valigetta.

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