American Widow: Recensione

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Uno dei migliori fumetti autobiografici del panorama fumettistico internazionale, basato sulla struggente vicenda di Alissa Torres, donna americana costretta a confrontarsi con una tragedia al tempo stesso personale e collettiva!

American Widow

Autori: Alissa Torres (testi), Sungyoon Choi (disegni)
Casa Editrice: Rizzoli/Lizard
Provenienza: USA
Prezzo: € 18,90, 17 x 24, pp. 224, b/n
Data di pubblicazione: settembre 2011

Che l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 avrebbe influenzato la fiction era prevedibile e nel corso di questi anni sono stati realizzati romanzi e film sull’argomento; e non sono mancati i fumetti.

A volte gli autori si sono occupati direttamente di tale evento; in altre occasioni, invece, quella che ormai è ricordata come una delle più grandi tragedie della storia è stata utilizzata come pretesto o sfondo narrativo di una trama.

Di solito, però, si tende ad analizzare l’undici settembre da un punto di vista collettivo; cioè, come un dramma che ha coinvolto (e sconvolto) la società americana e mondiale. Da un certo punto di vista, è così, data la portata mediatica dell’attentato che si è impresso nella mente di chiunque. Però forse ci si dimentica che il crollo delle Twin Towers implica una percezione individuale poiché le vittime avevano amici e famigliari e ognuno di essi possiede la propria personale interpretazione dell’orrore.

E la percezione individuale, in effetti, è la base narrativa di American Widow, graphic novel scritta da Alissa Torres e disegnata da Sungyoon Choi, pubblicata in America da Random House e tradotta in Italia da Rizzoli/Lizard. La graphic novel è imperniata sulle vicende autobiografiche di Alissa Torres. È una normale ragazza americana che una sera conosce in un locale Edoardo, affascinante immigrato messicano. I due si frequentano. Si innamorano. Si sposano. Sono costretti ad affrontare qualche difficoltà quando Edoardo viene licenziato e Alissa rimane incinta. Tutto, però, sembra risolversi non appena l’uomo riesce a trovare un nuovo impiego.

Il luogo di lavoro è in un ufficio delle Torri Gemelle ed Edoardo è ufficialmente assunto il 10 settembre 2001. E il resto potete immaginarlo. Il giorno seguente, Alissa scopre, come tutti i newyorchesi e poi il mondo intero, che due aerei si sono schiantati sulle Twin Towers, che i morti sono numerosi e che, probabilmente, Edoardo è stato uno di coloro che si sono gettati nel vuoto in preda al panico.

Il periodo di lutto è sgradevole ma Alissa non sospetta che le cose saranno destinate a peggiorare: nelle settimane e nei mesi successivi, infatti, la donna capirà quanta ipocrisia si cela dietro l’apparente solidarietà nei confronti dei famigliari delle vittime. Si renderà conto della mancanza di scrupoli delle grandi corporation; dei canali televisivi pronti a sfruttare, ai fini dell’audience, la tragedia; degli sciacalli (psicologi, assistenti sociali, rappresentanti del governo) ansiosi di fare i propri interessi. Vedrà la mancanza di umanità delle cosiddette organizzazioni benefiche nate sulla scia dell’undici settembre che tutto fanno tranne che tutelare gli interessi delle persone che hanno subito dolorose perdite.

E c’è un nemico ulteriormente insidioso: la burocrazia. Alissa dovrà affrontare un’interminabile e umiliante trafila per ottenere un risarcimento, per quanto misero. E se il risarcimento non è assicurato, nemmeno il rispetto è garantito. Alissa Torres descrive tutto ciò con un linguaggio secco, asciutto, senza fronzoli, ma efficace e incisivo. Come ho scritto in precedenza, in American Widow troverete un dramma individuale. L’autrice non è interessata ai discorsi socio-politici, ai motivi che hanno provocato l’atto terroristico e meno che mai si affida alla retorica patriottica filo-americana. Il suo è un racconto intimista, scaturito dall’anima di una donna che, semplicemente, ha perso il coniuge. Punto.

La story-line, inoltre, ha un’interessante struttura, caratterizzata da flashback che gettano luce sulle psicologie dei personaggi e, pur realistica nei toni, è ricca di momenti e sequenze di impronta onirica e metaforica che hanno il pregio di rendere più varia e imprevedibile la lettura. Se i testi sono di ottimo livello, si può affermare altrettanto per la parte grafica, affidata alla coreana Sungyoon Choi, una delle collaboratrici più apprezzate del New York Times.

La Choi è bravissima e raffigura i personaggi con una delicatezza e una fluidità del tratto impeccabili. In alcuni momenti può ricordare certi esiti del fumetto underground; in altri sono evidenti influssi cartoon e, più in generale, ogni tavola ha un’invenzione che cattura l’attenzione, peraltro con inserti fotografici, esperimenti tipografici e soluzioni cromatiche intriganti: il volume, infatti, è in bianco e nero ma a volte appaiono un tenue verde negli sfondi o in qualche particolare dei disegni e, verso le ultime pagine del libro, altre delicate sfumature. In poche parole, American Widow è un’opera poetica e struggente: la cronaca di una tragedia privata inserita in un contesto collettivo. Da segnalare l’ottima cura dell’edizione italiana.

Voto: 8