Animal Man di Grant Morrison Volume 2 | Recensione

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Quali sono le origini di Animal Man? Non sono affatto chiare e Grant Morrison si diverte a complicare tutto nel secondo volume della serie supereroica più rivoluzionaria degli anni ottanta! Non perdete la riproposta di uno dei capolavori del celebrato autore di Glasgow!

Lion sta ristampando la complessa e rivoluzionaria run di Animal Man scritta dal geniale Grant Morrison. L’autore scozzese si mise in luce con le vicende di Buddy Baker, supereroe animalista e padre di famiglia che in precedenza era stato un personaggio minore del DCU. Grazie all’intuizione della grande Karen Berger, Animal Man divenne nel giro di poco tempo una delle serie più inventive e anti-convenzionali del mercato americano, non tanto per le tematiche affrontate, quanto per le modalità narrative.

Coloro che hanno letto il primo volume si sono accorti che Morrison inizia la sua run in maniera quasi tradizionale. Gli episodi iniziali della serie, infatti, pur intriganti, non sembrano dissimili da quelli di altri comic-book incentrati sui giustizieri in calzamaglia. In realtà, Morrison, capitolo dopo capitolo, inserisce dettagli che preludono alle sconvolgenti situazioni che in seguito racconterà. Buddy Baker è dunque il supereroe Animal Man, agisce pubblicamente come sostenitore dei diritti degli animali e ha una moglie, Ellen, e due figli, Cliff e Maxine.

In questo secondo volume che include i nn. 10-14 della testata originale e il n. 39 di Secret Origins, però, qualcosa incomincia a cambiare. Innanzitutto, l’episodio sulle origini di Animal Man è importante e bene ha fatto Lion a inserirlo, essendo collegato alla lunga e complessa story-line concepita da Grant. E’ sempre lui a scrivere, o meglio, riscrivere, le origini di Buddy. Dopo Crisis, molte cose erano mutate per i supereroi DC e Animal Man non faceva eccezione. Da un lato, Morrison chiarisce i punti oscuri del passato di Buddy, tirando in ballo alcuni alieni che, a quanto sembra, hanno avuto un ruolo nella nascita di Animal Man.

Nello stesso tempo, però, si diverte a complicare tutto. Ciò però avviene nella serie regolare.

Apparentemente, Buddy procede con la sua attività di supereroe e rimane coinvolto, insieme alla splendida Vixen, in una pericolosa missione in Africa che Morrison usa come pretesto per denunciare la vergogna dell’apartheid, in un episodio ancora oggi famoso, e che per giunta segna la nascita del nuovo B’wana Beast, ora battezzatosi Freedom Beast. Ma la scansione narrativa è meno lineare rispetto a quella dei primi episodi.

Questo perché Morrison inserisce elementi di non facile interpretazione. C’è un uomo misterioso, James Highwater, che avrà molto a che fare con Animal Man. Appare lo Psicopirata, l’unico che ricorda il DCU dell’era pre-Crisis e, infine, un giovane di Glasgow (tenete presente questo particolare) che, a quanto si intuisce, è uno scrittore. Cosa c’entrano costoro con Animal Man? Molto e ve ne accorgerete. Morrison lancia un avvertimento, cercando di far comprendere al lettore dove intende andare a parere. Senza spoilerare, consiglio di riflettere sulle frasi pronunciate dal Cappellaio Matto, classica nemesi di Batman, che fa una fugace apparizione. In quelle parole c’è la chiave di tutto nonché l’anticipazione degli allucinanti eventi che faranno di Animal Man una serie, come ho scritto, rivoluzionaria.

Da tenere d’occhio la storia del n. 14. Tra fenomeni incomprensibili, cifre di ardua comprensione, messaggi provenienti da tavolette Ouija e comparsate di un uomo dall’aspetto forse familiare, Morrison inaugura ufficialmente una pazzesca story-line che si concluderà con il n. 26. I testi di Grant sono visionari e psichedelici come è lecito aspettarsi da lui, con dialoghi a volte sarcastici. Si passa da monologhi a didascalie in terza persona con una facilità sconcertante e la trama è di fatto composta da porzioni di storie tra loro intrecciate che formano un unico grande schema narrativo che diventerà più chiaro nel prossimo volume.

I disegni sono di Chas Truog che, sinceramente, non è un virtuoso della matita ma si rivela efficace e funzionale. Fa meglio Tom Grummett, penciler dell’episodio di Secret Origins e del n. 14 di Animal Man. Il suo stile è plastico e dinamico e, sebbene non innovativo, rende giustizia alle sceneggiature morrisoniane. Insomma, se non avete ancora letto questa pietra miliare dei comics d’oltreoceano, è arrivato il momento di colmare la lacuna.

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