La sonda Cassini si prepara all’atterraggio su Saturno

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Dopo vent’anni nello spazio, la sonda targata NASA è pronta a completare la sua missione e schiantarsi sul gigante gassoso adornato dal celebre sistema di anelli.

Nei pressi di Saturno non c’è soltanto il wormhole di cui ci ha parlato Christopher Nolan in Interstellar: in quella parte di universo galleggia anche la sonda spaziale Cassini, la prima sonda ad aver visitato il pianeta (l’1 luglio 2004).

Cassini faceva parte della missione robotica interplanetaria Cassini-Huygens, nata dalla cooperazione fra NASA, ESA e ASI. Il giorno di Natale del lontano 2004 la sonda Huygens si staccò dalla nave madre per dirigersi verso Titano, la più importante luna del pianeta, lasciando Cassini ad esplorare Saturno e i suoi anelli.

Il curriculum della sonda vanta ben 13 anni d’esplorazione saturniana, che termineranno il prossimo 15 settembre, quando la NASA la farà precipitare sulla superficie del pianeta dopo una serie di passaggi intorno all’atmosfera.

“Passaggi sempre più ravvicinati agli anelli del pianeta rendono speranzosi gli scienziati di poter comprendere molti elementi su come si formarono i grandi pianeti del sistema solare e come si evolsero nel tempo”, ha dichiarato il responsabile dele missioni scientifiche presso la NASA, Thomas Zurbuchen.

Ovviamente, c’è il rischio che passando fra gli anelli (fatti di polvere e ghiaccio) la sonda possa essere danneggiata. Gli eventuali pericoli verranno valutati durante il primo passaggio, nel quale la grande antenna della sonda verrà usata come una sorta di scudo.

Dopo tutto questo tempo passato nello spazio (attualmente si trova a ben 1,7 miliardi di km da noi) la sonda sta per esaurire il propellente che fino ad oggi le ha permesso di modificare le orbite e le traiettorie, perciò la NASA ha deciso di farla cadere sul pianeta che è stato la sua ragion d’essere per 20 anni, piuttosto che lasciarla vagare nel vuoto (evitando così il rischio che, magari fra decine o centinaia di anni, possa precipitare su un satellite e contaminarlo).

L’operazione, ufficialmente nominata “The Grand Finale”, consentirà alla sonda di scattare fotografie ravvicinate delle nubi che avvolgono Saturno, degli anelli interni e analizzare per la prima volta l’atmosfera del pianeta, riuscendo così a distinguere i vari gas che la compongono.

Tra le grandi scoperte compiute nell’arco della sua carriera, Cassini può vantare il vastissimo oceano che ricopre una delle lune di Saturno, Encelado (che sembra un pasto messicano, lo so, ma si chiama davvero così): un oceano completamente ghiacciato che emana vapore acqueo e numerose molecole organiche. La sonda sorella Huygens, invece, scoprì sulla superficie della luna Titano (questo si che è un nome per una luna) tantissimi fiumi, laghi e mari di metano.

Una vita robotica spesa per la scienza, il cui funerale si terrà sulla superficie di Saturno nel bel mezzo del crespuscolo del 2017. Se non avete impegni, magari potete fare un salto da quelle parti per l’ultimo saluto.

 

(Fonte: Focus)

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