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Fatherland: una delle migliori graphic novel del 2016 [Recensione]

Vanessa Maran 02/02/2017

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Un uomo tormentato, una famiglia divisa, un Paese dal passato travagliato: Fatherland non è “solo” una biografia, ma il racconto di un nucleo familiare e di una nazione spezzata

“Fatherland” è stato considerata da molti critici una delle graphic novel più riuscire del 2016: l’autrice è Nina Bunjevac, fumettista serbo-canadese che, con questa sua ultima fatica, ha voluto raccontare la storia del padre Peter, monarchico radicale ucciso da una bomba quando era solo una bambina.

Fatherland, però, non vuole essere una biografia intima ed emotiva, anzi: una delle caratteristiche di questa graphic novel è proprio il distacco dell’autrice rispetto ai personaggi della storia, nonostante costituiscano la sua stessa famiglia.

Attraverso questo fumetto, infatti, l’autrice non vuole “ritrovare” come figlia il padre che non ha mai conosciuto, ma indagare le radici della sua famiglia e del suo Paese, per giungere quindi alle motivazioni ultime che hanno spinto Peter Bunjevac a diventare un terrorista contro il regime di Tito.

È necessario, però, partire da questa premessa: in italiano il titolo della graphic novel è stato tradotto in “Fatherland: educazione di un terrorista”, decisamente limitante rispetto all’originale (“Fatherland: a family history”), perché circoscrive la storia del fumetto al solo Peter Bunjevac e al suo essere terrorista, mentre invece il fumetto abbraccia molte più tematiche.

Queste tematiche, compresa la volontà di raccontare la storia del padre e dei Bunjevac anche attraverso il passato della Serbia (e viceversa), sono però riassunte a cominciare dalla parola “Fatherland”: infatti ha, in questo caso, il duplice significato di “patria” e di “terra del padre”, inteso come il padre dell’autrice.

La graphic novel è caratterizzata da continui “contrasti”: tra Canada e Serbia, tra Titismo e monarchismo, tra il racconto della madre di Nina (che caratterizza la prima parte del fumetto) e la storia della Serbia e dei Bunjevac. Anche la decisione di voler raccontare la trama in maniera distaccata e riflessiva, ad un certo punto, svanisce, a favore di un finale “poetico”.

Questo “distacco” e questa “riflessione” emergono soprattutto attraverso i disegni dell’autrice, disposti su una rigida griglia formata da una doppia riga. Le figure sono statiche, immobili, incorniciate da una spessa linea di contorno e caratterizzate da un puntinato severo, alternato da un tratteggio incrociato.

Inoltre, nel corso del racconto, da parte dell’autrice non emerge nessun giudizio nei confronti del padre, che per altro non ha praticamente conosciuto: Fatherland, infatti, non ha intenzione di denunciare, ma di indagare e di riflettere.

A confondere, però, potrebbe essere la struttura della graphic novel, divisa nettamente in due (nonostante, alla fine, ci sia una certa circolarità), quando invece avrebbe potuto essere più “unitario”.

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