Hush – Il terrore del silenzio – Recensione

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Il regista Mike Flanagan torna dietro la macchina da presa, dopo Oculus con Karen Gillan (Guardiani della Galassia), per girare un classico home-invasion che riserva, però, non poche sorprese.

Il genere conosciuto come home-invasion è tra i più abusati negli ultimi anni, ma quanto spesso riesce a centrare il segno dandoci una pellicola che vale davvero la pena di vedere? Poco, direi, ma le eccezioni sono sempre presenti, a cominciare da You’re Next, che ha davvero stravolto il genere come mai prima d’ora.

Lo stesso vale per Il terrore del silenzio (in originale: Hush), disponibile in streaming su Netflix.

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Il film segue una giovane scrittrice sorda che abita in mezzo ai boschi ed è costretta a lottare per sopravvivere quando un misterioso assassino si presenta a casa sua.

Una premessa delle più semplici se non per l’unico particolare che contraddistingue l’intera storia: la protagonista sorda, per l’appunto, che conosciamo sin da subito, ma approfondiamo nel corso degli eventi e non – come spesso capita – in un lungo primo atto in cui si cerca di forzare lo spettatore a stringere un legame con i personaggi, per cui spesso finiamo per provare una reazione contraria, cioè di loro non ce ne frega nulla e speriamo che muoiano nella maniera peggiore.

In questo caso, la tenerezza della protagonista colpisce sin da subito e proviamo un profondo dispiacere per quello che le sta accadendo, tant’è che – in più occasioni – si ha come l’impressione che non possa farcela e che tutto finisca nel modo peggiore possibile.

Questo, in particolare, è un elemento che molti registi odierni non sono in grado di infondere nelle loro opere, per cui spesso c’è un senso di prevedibilità che rovina ogni attesa, smorzando anche la tensione che si era andata a creare.

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Ciò che più rimane impresso è come la mansione di scrittrice non serva sola a dare un background alla protagonista di qualche tipo, ma le torna utile per tentare di sopravvivere a quell’incubo, sfoggiando le sue doti mentali per pensare a una possibilità migliore per salvarsi che non siano le classiche “nasconditi” o “tenta di scappare” che la porterebbero a morte certa, se non per mano dell’assassino anche per le ferite che lo stesso le ha provocato.

L’assassino, infatti, la colpisce quando meno potresti aspettartelo, mostrando (finalmente) una protagonista che rischia davvero grosso e che potrebbe cadere da un momento all’altro come ogni comune mortale in quelle stesse condizioni.

Se l’assassino è il classico tipo con la maschera, sorprende come questi non torni per nulla utile all’uomo, rompendo quel legame con i film horror del passato dove la maschera era una caratteristica essenziale dell’assassino di turno, presentandocene uno nuovo, che non teme nulla, nemmeno di essere visto in pieno volto, dandoci una sensazione di realtà che rende ancora più credibile l’intera faccenda.

Per un pubblico casual potrebbe sembrare l’ennesimo home-invasion come tanti, ma Il terrore del silenzio non stanca mai, riuscendo a mantenere lo spettatore in costante tensione per tutta la sua durata, provocandolo con continui colpi allo stomaco che lasciano basiti ma che dimostrano come la prevedibilità non sia di casa.

Fino all’ultimo col fiato sospeso e con la speranza che la protagonista cui teniamo sopravviva.

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