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Recensione: Backstage – Massimo Spiga , Francesco Acquaviva

Andrea Marchino 03/03/2011

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Backstage

Autori: Massimo Spiga (storia), Francesco Acquaviva (disegni e illustrazioni).
Casa editrice:
Free Books.
Provenienza:
Italia.
Prezzo: 15,00 Euro.
Note: 128 pagine a colori, cartonato, formato 20×27.


Ana Aguirre è una giovane ragazza che è riuscita a ottenere un posto da stagista all’interno di un rinomato network televisivo, proprio nel momento in cui è al centro di roventi polemiche per uno show che dovrebbe presentare l’intervista con uno stupratore; appena entrata nel dorato mondo televisivo si scontrerà con la realtà celata dietro le quinte del suo immaginifico “Paese delle Meraviglie”, imparando alla fine una lezione quasi banale nella sua semplicità (ovvero che la tv non è la vita vera e che se per “esistere” ci devi entrare forse è meglio ripensarci finchè si è in tempo…non proprio una novità).

La storia pur non essendo originale presenta degli aspetti anche interessanti, soprattutto nel tratteggio di alcuni personaggi, ma per una sorta di coincidenza sfortunata esce in un momento dove un Presidente del Consiglio, proprietario di importanti emittenti nazionali, di un noto paese europeo (non facciamo nomi, per carità!), si sta sputtanando alla grande con storie di festini a luci rosse e un giro di prostituzione, probabilmente anche minorile, mica da ridere (per non parlare del suo annoso conflitto di interessi nell’ambito dell’informazione e non solo); ecco quindi che il politico di turno rappresentato nella storia (modellato graficamente sul boss marvelliano Kingpin, e questo già la dice lunga), che si fa come amante la starlet del momento (nonostante sia sposato e difenda pubblicamente i valori della famiglia), normalmente non sorprenderebbe granchè, ma oggi come oggi fa proprio ridere per la sua “morigeratezza” e pochezza rispetto ai fatti di cronaca a cui ormai siamo abituati.

L’ennesimo caso in cui la realtà supera di gran lunga la fantasia, purtroppo, lasciando di una storia che forse già non denuncerebbe chissà che, ancora meno spazio per riflessioni di quante potenzialmente potrebbe proporne; rimangono per fortuna alcuni personaggi apprezzabili, come accennato, il comico fallito Bill Barros, escluso dalla tv per anni e ora alla sua ultima spiaggia (divertente la sua “jokerizzazione”), il direttore generale Damien Fitzroy, spregiudicatissimo e calcolatore, in grado di tradurre in termini di ascolto qualsiasi situazione sconveniente o scottante, molto riuscito il suo dialogo proprio con il comico, e in parte il direttore generale Thomas Quesada (altro riferimento marvelliano, a guardare il suo cognome), che tratta con apparente (per non dire agghiacciante) normalità le peggiori situazioni, nelle quali in definitiva è immerso fino al collo.

Decisamente più scontate la starlet, prostituta senza remore pur di ottenere l’avanzamento della sua carriera, l’ingenua stagista che pensa di entrare in chissà in quale mondo meraviglioso salvo scoprire poi che non è proprio così e lo stupratore seriale (ritratto con le fattezze di un barbuto Thor, sempre marvelliano, unico elemento curioso del personaggio), che nel complesso sono abbastanza scontati; rimane qualche dubbio sullo stupratore, da un lato risulta decisamente anonimo e banale, dall’altro è proprio questa sua banalità e questo suo anonimato l’elemento centrale su cui ha evidentemente puntato l’autore per impostare il personaggio e dare un senso a tutta la storia, per cui non si può parlare di brutta caratterizzazione o di storia senza senso, ma semmai di scelte narrative che potrebbero non convincere tutti, finale compreso.

Resta molto buona invece la costruzione della storia, suddivisa in episodi ognuna con uno dei personaggi come protagonista; le diverse vicende man mano si intrecciano fino al capitolo conclusivo, chiarendo gli aspetti lasciati aperti precedentemente in un perfetto gioco a incastri.

Disegni di Francesco Acquaviva abbastanza interessanti, già autore di altri lavori in precedenza e quindi non proprio alla prima esperienza, è comunque caratterizzato dal tratto molto sintetico e un po’ grezzo, che ogni tanto in effetti riesce a mostrare qualche scorcio, qualche inquadratura o pagina anche godibile, ma non sempre il risultato può dirsi riuscito (però la stoffa c’è, opinione personale); colorazione anche qui ondivaga, talvolta azzeccata e molto apprezzabile, talvolta coprente o meno riuscita, resa per fortuna senza problemi di stampa, come i fuori registro dei cartonati precedenti tipo Dr.Voodoo e Fantaghenna, e con una carta migliore rispetto alla patinata “floscia” usata sempre nelle proposte precedenti, a un prezzo nel complesso buono per numero di pagine e formato.


Voto: 6 e 1/2

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