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Outcast 1 – La recensione della nuova serie dall’autore di The Walking Dead

Dario Cavallone 10/03/2015

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Robert Kirkman torna con una nuova serie che si preannuncia esplosiva…questa volta si parla di possessioni demoniache!

Con The Walking Dead, Robert Kirkman ha compiuto un ‘operazione molto precisa: puntare su un genere horror ormai sfruttatissimo, per poi stravolgere i canoni del genere, costruendo una storia sui personaggi e le loro relazioni, e dove gli zombie sembrano talvolta essere quasi solo di sfondo.

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Con Outcast, Kirkman è sempre partito da un genere horror noto e arcinoto, quello delle possessioni e degli esorcismi, ma con intenzioni diametralmente opposte: costruire una storia sul mistero, nei pieni canoni del genere, dove i personaggi sono tasselli di una storia più grande e complessa. Questo primo numero di Outcast, edito da SaldaPress, introduce la storia di Kyle Barnes, il “reietto” da cui il fumetto prende il titolo.

E di certo Kyle non è un eroe, ma un personaggio tanto ambigui e tormentato quanto affascinante: depresso e isolato dalla società, dai numerosi flashback intuiamo come abbia vissuto alcuni eventi traumatici, che hanno coinvolto la sua famiglia e da cui non riesce a liberarsi. Ma ben preso capiamo anche come Kyle abbia una sorta di dono maledizione: la capacità di poter allontanare i demoni dalle persone, capacità che lui stesso non vuole accettare di avere.

Combattere i demoni è infatti una grande opportunità per fare del bene e salvare delle vite, ma mette in contatto con un mondo sconosciuto e tremendo che può portare in un attimo alla follia. Follia in cui Kyle sembra stare precipitando all’inizio del fumetto, e sarà proprio un caso di possessione a, paradossalmente, svegliarlo dal torpore.

In un West Virginia da incubo ( le ambientazioni sono sempre fondamentali in Kirkman, come lo stesso autore dichiara alla fine del volume) ben presto entreremo in un mondo di misteri: cosa sono precisamente i demoni? E soprattutto, cosa vogliono da Kyle? Ma anche, cosa è successo nel passato del protagonista per costringerlo a mettere a repentaglio la sua stessa famiglia?

La narrazione di Kirkman è perfetta nei tempi: la lettura è serrata, i flashback sono brevissimi e improvvisi, come brevi visioni di un passato tormentato, creando attesa e curiosità intorno alla vicenda e alla vita del protagonista, scelta decisamente riuscita perché da sola la storia di possessioni sarebbe potuta risultare un po’ scontata.
I momenti horror non mancano, il fumetto inquieta e turba in più di un passaggio, sia per la violenza ma soprattutto per la scena di esorcismo, che non ha nulla da invidiare alle sue controparti cinematografiche.

I disegni di Paul Azaceta sono perfetti per il tipo di storia: stilizzati il giusto, angoscianti nella loro spigolosità, movimentati e inquietanti: il tratto calza davvero a pennello per la storia, e anche l’impostazione delle vignette è riuscitissima.
Rimanendo in ambito grafico, SaldaPress ha deciso di pubblicare il fumetto in bianco e nero, e non nella sua versione a colori: ha però coinvolto l’autore direttamente nella scelta, facendogli ritoccare appositamente le tavole per adattarle alla transizione.

Se non tutti potranno apprezzare questa scelta, diversamente sarà con quella del prezzo di lancio di 1 euro, veramente pochissimi per circa 70 pagine: iniziativa sicuramente coraggiosa dell’editore, che sembra davvero voler puntare forte su questa nuova serie.

Insomma, come capitolo introduttivo sarebbe stato difficile fare meglio: questo primo numero di Outcast colpisce e getta le basi per uno sviluppo promettente: una delle nuove proposte sicuramente da tenere d’occhio, con la speranza che la qualità delle storie successive non sia da meno.

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