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Radici volume 1 di Giorgio Pandiani – una recensione

Enrico Meglioli 13/02/2015

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Sale dal profondo della terra un grido d’allarme per tutti gli uomini: la Natura è allo stremo, non può sopportare oltre. Ma non tutti sono capaci di ascoltare la sua voce. Ecco la storia di uno di quei pochi.

Radici_CoverRadici, il nuovo, artigianale capolavoro indipendente di Giorgio Pandiani, è un concentrato di dubbi, un distillato di ricordi frammentati, di visioni oniriche, di sogni spezzati, che si rincorrono come foglie trascinate dal vento.

Fari sfrecciano nella notte, il vento ulula, rami spezzati si abbattono come proiettili sul parabrezza della macchina in corsa. Poi, il ruggito e il tremendo schianto.

Buio.

Un ragazzo si risveglia nell’ombra più cupa. Rami e radici lo imprigionano a terra, avvolgendogli mani e piedi come serpenti. Il suo nome è Silvio Giano e non ha la minima idea di come sia finito lì sotto. Una voce scaturisce dalle tenebre, calma, rassicurante, e lo invita a parlare. A ricordare.

” Siete poliziotti? Non ho niente da dirvi.” Scatta Giano. Ma non ha molte alternative tra cui scegliere.

E così comincia a raccontare.

La vita di Giano, da qualche giorno, non è più la stessa. Scivolato, come spesso accade, quasi senza accorgersene, in un traffico losco di cui non sa quasi nulla, in compagnia di giovani come lui di cui conosce a malapena il soprannome truce, fatica sempre di più a tenere ordine nella propria vita e nella propria mente. Strane visioni esplodono nella sua testa come emicranie, come embolie, senza che possa fare nulla per impedirlo; immagini che fatica a distinguere dalla realtà che lo circonda, ma che sempre hanno a che fare con tentacolari radici, rami striscianti, foglie fruscianti, incredibilmente, spaventosamente VIVE. Disorientato, confuso, Giano non sa cosa fare, teme di impazzire. Eppure non può essere tutto frutto di un’allucinazione, perché qualcosa sta succedendo DAVVERO nella sua terra, tra le sue strade, dove strani fenomeni tellurici e arborei lasciano esterrefatti scienziati e forze dell’ordine.

Forse la ragione per cui la Natura ha cominciato a bussare così violentemente alle porte della nostra asfaltata, arrogante umanità, è legata in maniera indissolubile alla causa dei suoi deliri. Forse quando avrà finito di svuotarsi, di raccontare, quando la voce dalle ombre sarà soddisfatta, una luce si accenderà.

Ho definito Radici un’opera “artigianale” perché un solo uomo, un solo artista, ne ha plasmato la trama, i testi, i disegni, la produzione e, addirittura, ne ha determinato la chimica della cellulosa. Ma in Giorgio Pandiani c’è anche molto del giardiniere, di chi dà tutto se stesso nel proprio lavoro, ma che sa che ci sarà sempre qualcosa di impossibile da controllare, da prevedere, da plagiare. Come un albero dalle fronde misteriose e le radici segrete, questo fumetto vive di vita propria e si sviluppa secondo una logica che non è obbligatorio capire. Non tutto, su questa terra, l’intelletto umano può scrutare e conquistare. Questo sembra il messaggio chiave di Radici e del suo procedere per rami contorti e voci tra le ombre.

Da sottolineare ed applaudire è poi l’attenzione verso risparmio e salvaguardia dell’ambiente cui è stata improntata la realizzazione di quest’opera. Giorgio Pandiani, infatti, non si è accontentato di pubblicare un fumetto come tutti gli altri, ha voluto che si utilizzasse la minore quantità possibile di materie prime e sfruttando esclusivamente energie rinnovabili. L’acquisto delle copie cartacee, poi, contribuisce a ripulire i boschi liguri ed è questo un ulteriore, splendido motivo per farsi conquistare da questa storia ammaliante e sapiente. Sotto ogni punto di vista.

I disegni, innanzitutto. Giorgio Pandiani riesce, con quattro linee e due fiammate di china nera, a catturare quelle espressioni del volto che per molti artisti rimangono inafferrabili anche dopo ore di lavoro. C’è una tale, rassegnata malinconia nei sorrisi di Giano e una tale tristezza negli occhi chiari di Diana, un amore ormai spento, che il lettore può percepire tali emozioni come profumi che salgono dalle pagine. Sensazioni che sanno suscitare solo i lavori di vera arte, non i prodotti da mercato e da promozione sullo scaffale.

C’è l’autore, veramente, dietro a Radici. Un uomo, un universo di cui questa storia ci mostra uno squarcio vivo ed emozionante. La storia di Silvio Giano, del suo smarrirsi, della sua difficoltà a relazionarsi con il mondo e con le persone, ci tocca nel profondo, rendendoci partecipi del suo cercare, tentennare, barcollare.

Sarà quella voce dal buio, che lo tiene prigioniero per il suo bene (così dice), a salvarlo da una deriva che sembra imminente?

Sarà la Terra, la robusta, forte, saggia terra a soccorrere uno di quegli uomini che tanto spesso la maltrattano, straziano e avvelenano senza alcun rispetto?

È ciò che il lettore si scopre a sperare con tutto il cuore. Perché, se ci fermiamo a riflettere, quanto grande è la paura che siamo andati ormai troppo oltre! Che l’umanità abbia già superato il punto di non ritorno nel suo superbo e folle tentativo di schiacciare la Natura sotto il suo tallone, e che non l’attenda altro che una giusta, severa punizione per il suo scellerato comportamento!

Personalmente, poche opere hanno suscitato in me un’ uguale stima tanto sul piano dei contenuti quanto su quello della produzione. L’amore di Giorgio Pandiani per il nostro pianeta è palpabile ed è come un ponte tra il lettore e le pagine, che rende possibile l’incontro tra due mondi, solitamente divisi da una membrana impalpabile di finzione. Qui, invece, “dentro e fuori le pagine”, il messaggio è chiaro ed urgente: fermarsi, riflettere, ricordare il proprio passato. Ritrovare le radici del rapporto tra Uomo e Natura. Prima che sia troppo tardi.

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