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venerdì, 14 marzo 2014 - 12:15

Zot! di Scott McCloud, la recensione


Arriva uno dei fumetti più importanti del comicdom indipendente americano degli anni ottanta: Zot!, capolavoro del grande teorico dei fumetti Scott McCloud! Scopritelo in questo volume che include tutti gli episodi della storica run in bianco e nero con protagonisti un biondo supereroe e il suo gruppo di amici!

Zot cover Zot!

Autore: Scott McCloud (testi e disegni)

Casa Editrice: Bao Publishing

Genere: Supereroi

Provenienza: USA

Prezzo: € 27,00, 16,5 z 22, pp. 576, b/n

Data di pubblicazione: giugno 2013

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Le case editrici indipendenti hanno giocato un ruolo importante nell’evoluzione del fumetto americano, specialmente negli anni ottanta. Se autori innovativi come Frank Miller e Alan Moore operarono, almeno in principio, all’interno delle major Marvel e DC, contribuendo a svecchiare i comic-book, ci furono altri cartoonist che invece agirono al di fuori delle realtà editoriali rappresentate dai due colossi statunitensi. Tra essi vanno citati i fratelli Hernandez con Love and Rockets, Matt Wagner con Grendel e Mage, Howard Chaykin con American Flagg!, Dave Sim con Cerebus, Art Spiegelman con Maus e la lista potrebbe continuare.

E bisogna aggiungere all’elenco Scott McCloud. Conosciuto come il più importante e influente teorico del fumetto, autore di un saggio fondamentale, Capire il Fumetto (ma vanno altresì ricordati Reinventare il Fumetto e Fare il Fumetto), è stato anche un cartoonist che ha firmato una delle serie indie più amate e apprezzate di sempre: Zot! Pubblicato per la Eclipse, fu originariamente proposto a colori. A partire però dall’undicesimo albo, il serial uscì in bianco e nero e incominciò a cambiare.

Zot 01

Bao Publishing ha tradotto l’intera run in bianco e nero, quella che inizia dal n. 11, appunto, e si conclude con il n. 36. Si tratta dell’edizione italiana di un monumentale volume curato e in parte ridisegnato dallo stesso McCloud, corredato da articoli che spiegano i retroscena e le motivazioni che lo spinsero a realizzare determinati episodi, e se qualcuno ancora non conoscesse Zot! avrà modo di scoprire un vero e proprio gioiello del fumetto a stelle e strisce. McCloud ha eliminato quindi i primi dieci capitoli a colori, da lui considerati alla stregua di lavori di apprendistato.

Il fumetto di area indie in genere non era incentrato sui supereroi che all’epoca (e se è per questo pure adesso) dominavano il mercato statunitense. Anzi, gli indipendenti si sforzavano di non inventare giustizieri in calzamaglia per differenziarsi dal mainstream. McCloud invece andò in direzione opposta, immaginando un supereroe, Zot. E’ un adolescente forte, capace di volare, bello e dal carattere solare, una specie di Superboy ingenuo e idealista. Vive in una terra parallela simile alla nostra ma con importanti differenze: il tempo scorre in maniera diversa, la tecnologia è più sofisticata e i suoi abitanti, con alcune eccezioni, sono positivi, generosi e pronti ad aiutare il prossimo. Anche i criminali che popolano il suo mondo sono in fondo farseschi e sembrano usciti da un comic-book della Golden Age o da un classico b-movie degli anni cinquanta/sessanta.

Per una serie di circostanze, tuttavia, Zot scopre l’esistenza della nostra terra e dal momento che è in grado di viaggiare tra le dimensioni, fa visita al nostro pianeta, incuriosito. Per lui il nostro mondo è qualcosa di nuovo e per giunta conosce Jenny, altro fondamentale character del serial, una teenager che frequenta le superiori, ha un fratello rompiscatole e due genitori in procinto di divorziare. Jenny è attratta da Zot che rappresenta, perlomeno ai suoi occhi, un principe azzurro fascinoso e dai grandi poteri, e spesso e volentieri rimane coinvolta nelle sue incredibili e fantasiose missioni. Ben presto rimane implicata anche la comitiva di Jenny, composta da compagni di scuola che però acquisiranno un ruolo definito nella seconda parte della story-line.

Infatti, gli episodi che vanno dall’11 al 28 della testata originale si concentrano quasi esclusivamente su Zot e Jenny e sulle avventure dai toni supereroici. Malgrado l’anticonvenzionalità di villain come il terribile 9Jack9, il crudele Bellows o gli inconcepibili Devo, dediti all’arte della de-evoluzione (sicuramente un omaggio alla celebre band new wave di Akron), le storie sono fantascientifiche, magari un po’ più strane rispetto a quelle dei mensili Marvel e DC. Ma a partire dal n. 29 le cose cambiano. Zot è infatti costretto a rimanere sul nostro pianeta, impossibilitato a tornare nel suo mondo natale. Ed è qui che Jenny e i suoi amici divengono co-protagonisti a tutti gli effetti di story-line contrassegnate dal realismo.

Zot 02

McCloud voleva appunto fare questo: usando come pretesto un supereroe per attirare il pubblico, ideò una serie di avvenimenti che progressivamente, numero dopo numero, avrebbero portato la serie in un ambito quotidiano. La contrapposizione si fa evidente: Zot rappresenta il sogno, la fantasia, l’evasione, l’escapismo; Jenny, con i suoi problemi esistenziali e familiari, è la vita vera. McCloud si concentra quindi su Jenny costretta a scegliere tra Zot e il sensibile Woody, un nerd perdutamente innamorato di lei; fare i conti con il rapporto che la lega alla madre e al fratello; e l’autore ci fornisce ulteriori dettagli su una compagna, Brandy, apparentemente svampita, ma di fatto piena di guai; e su Terry, la migliore amica di Jenny.

È lei il punto focale di una delle storie più discusse e amate del fumetto americano: ‘Normal’, pubblicata nel n. 33. In anticipo sui tempi, McCloud affronta il tema dell’omosessualità con delicatezza e poesia ammirevoli, evitando provocazioni e facili luoghi comuni. Un tragico evento (uno studente gay aggredito a scuola a causa del suo orientamento sessuale) è l’occasione che fa comprendere a Terry la sua vera natura. In una ventina di pagine, l’autore descrive l’omofobia presente nelle scuole americane e nella società, condannandola; ma puntando anche il dito contro l’arbitrario concetto di ‘normalità’ imposto da pregiudizi e conformismi. In questo contesto, Zot è quasi un personaggio di secondo piano e il vero eroe diventa Woody che, scrivendo un articolo infuocato contro gli autori dell’aggressione sul giornale scolastico, dimostra di essere coraggioso pur non possedendo superpoteri.

E poi non si può non citare la storia del n. 35, imperniata sul sesso. Dopo che l’altalenante triangolo Zot-Jenny-Woody si è concluso, infatti, il supereroe ha finalmente il coraggio di chiedere alla ragazza qualcosa che vada oltre i semplici baci. L’episodio è incentrato su una lunga conversazione che avviene nella cameretta della giovane e anche in questo caso McCloud, con testi profondi e intensi come non mai, firma una pietra miliare, toccante e valorizzata da un’umanità straordinaria. Cosa non da poco se si considera che i personaggi erano minorenni e che nel comicdom a stelle e strisce la sessualità adolescenziale era ancora tabù (lo sperimentò Chris Claremont scrivendo la storica sequenza di Uncanny X-Men in cui la giovane Kitty Pryde si offriva a Colosso, suscitando un putiferio). La sezione finale del volume, quindi, rappresentata dai cosiddetti ‘Episodi della Terra’, è quella che ha spinto molti, giustamente, a definire Zot! un capolavoro del fumetto made in USA.

Dal punto di vista grafico, McCloud non è da considerare un grande artista visuale ed è senz’altro più valido come scrittore. Lo specifica anche lui negli articoli; ma ha comunque uno stile efficace, realistico con vaghe influenze manga (fu uno dei primi a farsi suggestionare dalla produzione fumettistica del Sol Levante) e capace di costruire abilmente le tavole. Il suo punto debole è rappresentato dalle figure umane che risultano sovente ripetitive e stereotipate; ma è impeccabile nelle prospettive, nei giochi d’ombra, nelle ambientazioni e nei paesaggi urbani. Rimane il fatto che Zot! è imperdibile e non può mancare nella libreria di un estimatore dei fumetti statunitensi. Non perdetelo. Ne vale la pena.

Voto: 9

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