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martedì, 27 luglio 2010 - 11:13

News da Chris Claremont a San Diego

Diversi botta e risposta col pubblico alla conferenza, senza moderatori, di Chris Claremont; le domande dei fans hanno spaziato dal passato più remoto degli esordi dello scrittore, fino alle sue ultime fatiche, X-Men Forever e X-Women.

Qui di seguito le questioni più interessanti e importanti.

La prima domanda è su come sia stato lavorare con Stan Lee.

Claremont ha rievocato il tempo in cui, nel lontano 1968, studiava teoria politica al Bard College e pensava di dedicarsi alla carriera politica, avendo anche intravisto la flebile possibilità di entrare addirittura nell’amministrazione Nixon (!) come stagista, trovandosi invece a lavorare (praticamente gratis) come free lance per la Marvel sotto Stan Lee, grazie a un contatto dell’amico Al Jaffe che conosceva a sua volta un amico di Lee.

Sul rapporto col decano della Marvel ha solo elogi, dal grande carisma che lo faceva amare da tutti i suoi collaboratori, alla bravura nella scrittura o come editor, per riassumere in una sola frase – “è il migliore in quello che fa”.

Seconda domanda, riguarda il modo di poter sfondare come scrittore nei comics.

Secondo CCL è molto più facile per un disegnatore farsi avanti e ottenere dei lavori per ovvi motivi “visuali”, in quanto il suo lavoro è giudicabile da chiunque anche solo con un colpo d’occhio. L’unico suggerimento che si è sentito di dare a chi volesse tentare questa via, è stato quello di provare a sfondare in un altro campo e poi tentare di incrociare la strada dello scrittore di comics, in modo da provare già di avere delle qualità tangibili.

Serie di domande sui primi tempi degli All new, All different X-Men.

CCL ha spiegato che all’epoca alla Marvel nessuno pensava l’albo decollasse in quella maniera (e se lo avessero pensato, probabilmente non avrebbero mai tolto Len Wein dal titolo), si pensava anzi che l’industria dei comics stesse morendo. Lui sperava solo che l’allora titolo bimestrale potesse arrivare almeno fino al numero #100; era tuttavia eccitato dalla possibilità di poter lavorare con Dave Cockrum, uno dei migliori storytellers (e capace di dar vita a un sacco di idee), della sua generazione.

Sicuramente l’enorme successo dell’albo contribuì a rivitalizzare un settore in debito d’ossigeno.

Lavorare con Bryne invece offrì un tipo di piacere completamente diverso; di sicuro era più veloce nel disegnare, e l’albo potè passare alla mensilità, inoltre la sua predilezione verso il personaggio di Wolverine mise quest’ultimo al centro delle storie. Sia Cockrum che Byrne portarono differenti talenti e doni al mix che si venne a creare per quelle storie, ma ci sono lodi anche per Paul Smith.

Infine alcune risposte in breve:

Su Milo Manara, disegnatore del suo recente X-Women: la Marvel ha capito che l’artista poteva cavarsela coi super-eroi dopo aver visto appena quattro tavole di prova. Per CCL Manara è “indescrivibilmente bravo”.

Sul blocco dello scrittore; grosse ipoteche sono un grosso incentivo contro il blocco dello scrittore. Quando ci sono le bollette da pagare, dice Claremont, arriva mia moglie e mi piglia a calci nel “culo”. Il blocco dello scrittore è un lusso che molti scrittori non possono permettersi.

Su Joss Whedon e i suoi “Astonishing X-Men”: CCL pensa sia molto bravo a gestirli.

Sulla creazione di personaggi originali come i Morlocks: all’epoca sembravano “cool”, comunque l’autore ha ricordato a tutti che è tornato a scrivere su di loro in X-Men Forever.

Interessante la domanda sulla “famosa” scena di X-Men #165 (in Italia su X-Men Star 1, pagine 39/42), dove Kitty Pride sembra, pur senza mai esplicitarlo chiaramente, chiedere effettivamente a Peter (Colosso) Rasputin di fare l’amore con lei; Claremont insiste che voleva solo chiedergli un bacio (ma se è così, gli è proprio riuscita male, n.d.t.).

Sui comics digitali; un’interessante possibilità, ma secondo CCL gli schermi sono ancora troppo piccoli, comunque il digitale è un qualcosa in evoluzione e si finirà per averci a che fare prima o poi.

Sul fatto di vedere i proprio personaggi sul grande schermo; è fantastico, ma sarebbe meglio essere accreditati, come è stato fatto in Wolverine 2 della Fox, basato sulla sua miniserie con Frank Miller del 1982.

Sulla ripresa dell’industria dei comics dal tracollo degli Anni ’90: per lo scrittore non c’è stato nessun recupero, mentre l’industria si sta espandendo in altre direzioni, i numeri in circolazione continuano a declinare. Albi considerati di grosso successo oggi, fanno tirature che a stento gli avrebbero evitato la chiusura negli Anni ’70. Questo è molto frustrante per uno scrittore e non è certo un esempio salutare per l’industria dei comics.

1x1.trans

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